Schlein sfida Salis: il Pd punta agli astenuti per vincere nel 2027
La segretaria dem rivendica la crescita del partito, difende l’unità dell’alleanza e fissa le priorità per il programma comune.
Per Elly Schlein la partita elettorale si decide soprattutto fuori dai confini dell’attuale coalizione: riportare alle urne chi ha partecipato al referendum ma non ha votato alle europee sarebbe, secondo la segretaria del Pd, la chiave per arrivare al successo. Il ragionamento è che il centrodestra mantenga nel tempo una consistenza elettorale simile, mentre il risultato possa cambiare grazie alla mobilitazione degli astensionisti.
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Il voto degli astenuti può cambiare tutto
«Il tema è essere credibili verso chi ha votato al referendum ma non alle europee», ha spiegato Schlein. Se almeno metà di quelle persone scegliesse il centrosinistra, ha aggiunto, la vittoria diventerebbe strutturalmente possibile.
La segretaria non intende però accelerare il confronto interno soltanto per rispondere alle richieste degli alleati. Prima dell’apertura del tavolo sul programma, chiede un percorso di ascolto rivolto a categorie, sindacati e corpi intermedi, con l’obiettivo di costruire una proposta partecipata e capace di coinvolgere più elettori.
Programma comune, ma senza scorciatoie
Il Pd guarda alla preparazione delle elezioni del 2027 puntando a unire le forze progressiste e ad ampliare il perimetro dell’intesa. Nel progetto dovrebbero rientrare anche le componenti centriste e Italia Viva, perché l’obiettivo indicato da Schlein è rendere la coalizione più inclusiva.
Restano tuttavia alcuni nodi da sciogliere, a cominciare dal sostegno all’Ucraina, considerato dal Pd una questione decisiva. Il confronto con Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra dovrà quindi servire a definire una linea condivisa anche sui temi più controversi, senza rinunciare alla discussione con tutte le forze interessate.
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La replica alla questione della guida
Il tema della leadership è arrivato al centro del dibattito dopo le parole della sindaca di Genova Silvia Salis. In un’intervista al settimanale del Corriere della Sera, Salis aveva sostenuto che il centrosinistra avesse sviluppato forti resistenze alla vittoria e che gli mancasse una figura riconosciuta da tutti.
Schlein ha risposto rivendicando la solidità del percorso compiuto dal Pd e la possibilità di vincere con un’alleanza progressista unita. Ha inoltre collegato la propria permanenza alla guida del partito ai risultati ottenuti, ricordando con ironia che quello in corso è il mandato più lungo nella storia del Pd.
Il partito guarda già al 2027
Nel suo intervento alla Cittadella della pace di Arezzo, la segretaria ha indicato il Pd come forza destinata a guidare l’opposizione. Secondo le sue previsioni, anche se i sondaggi dovessero riportare il partito verso il 18% prima delle elezioni, il dato resterebbe superiore a quello delle europee, quando il Pd raggiunse il 24% e fu secondo soltanto a Fratelli d’Italia.
Schlein ha poi richiamato gli effetti della nuova legge elettorale, che introduce una competizione interna da governare con attenzione, soprattutto in relazione alla scelta della leadership e all’eventuale ricorso alle primarie. A margine dell’incontro con i deputati, organizzato a Rondine, ha anche assicurato che nelle future liste ci sarà spazio per le diverse sensibilità, come già avvenuto alle europee.
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