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Politica 3 min di lettura13 min fa

Bollette, l’intesa con Bruxelles sblocca il piano italiano: cosa cambia

Roma potrà intervenire sul prezzo dell’elettricità, ma l’Europa chiede una misura temporanea e frena sulle ulteriori concessioni.

L’Italia ha ottenuto dalla Commissione europea uno spazio di manovra sul decreto bollette: il governo potrà agire sul prezzo dell’elettricità senza modificare il sistema europeo Ets. L’accordo, raggiunto a margine del vertice dei leader, non equivale però a un via libera generale alle richieste di Roma sulla flessibilità energetica.

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Un tetto al gas senza toccare l’Ets

Il piano italiano dovrà intervenire sul costo del gas impiegato per produrre energia elettrica. L’ipotesi è fissare un limite al prezzo della materia prima e affidare allo Stato la copertura della differenza tra il valore reale e quello concordato con i produttori.

In questo modo il prezzo finale dell’elettricità potrebbe diminuire, mentre resterebbero in vigore gli oneri legati alle emissioni di anidride carbonica previsti dall’Ets e sostenuti dalle imprese. Secondo il governo, proprio questi costi contribuiscono ad alimentare il caro energia. La Commissione ha precisato che l’intervento dovrà avere carattere temporaneo e attende ora di ricevere il progetto dettagliato per esaminarlo.

L’intesa richiama il precedente concesso nel 2022 a Spagna e Portogallo, quando ai due Paesi fu consentito di introdurre un limite al prezzo del gas utilizzato nella generazione elettrica. Giorgia Meloni ha definito il negoziato lungo ma produttivo: «L’accordo ci permetterà di ridurre i costi», ha affermato la premier.


Meloni rilancia, Bruxelles prende tempo

Per il governo italiano, il risultato non riguarda soltanto il decreto approvato ad aprile. Le conclusioni del Consiglio europeo su competitività ed energia hanno incluso, secondo Meloni, alcune priorità italiane: tra queste la valutazione d’impatto sull’Ets2 e il riconoscimento dell’urgenza di misure contro l’aumento delle tariffe.

La presidente del Consiglio ha inoltre riferito di essere fiduciosa sulla possibilità di ottenere ulteriori margini di flessibilità dopo il confronto con Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione, tuttavia, ha raffreddato le aspettative: «Non possiamo fare miracoli». A breve termine, l’estensione del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato resta dunque il principale risultato concreto per Roma.

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Nel negoziato Italia, Grecia e Paesi del gruppo di Visegrad hanno cercato una posizione comune, mentre Germania e Stati del Nord più rigorosi hanno mantenuto una linea prudente. Il governo italiano potrebbe quindi continuare a muoversi su due fronti: la richiesta di maggiore flessibilità e la discussione sulle risorse del bilancio dell’Unione europea.


La partita continuerà nei prossimi mesi

Il vertice, durato oltre trenta ore e articolato su due giornate, è stato tra i più lunghi organizzati a Bruxelles dal marzo 2022. Il tema energetico è rimasto centrale in un contesto segnato dalla guerra ancora in corso e da una crisi dei prezzi diventata più complessa rispetto all’emergenza di allora.

I capi di Stato e di governo torneranno a incontrarsi due volte a novembre, a Dublino e a Bruxelles, prima del Consiglio di dicembre. In quell’occasione Antonio Costa punta a chiudere il confronto sul bilancio europeo. Il 4 febbraio è inoltre previsto un nuovo appuntamento sulla competitività nel castello di Aiden Biesen, come già avvenuto l’anno scorso.

Meloni ha assicurato che l’Italia continuerà a premere sul dossier energetico. Con l’avvicinarsi delle elezioni previste nel 2027, però, diversi governi potrebbero irrigidire le proprie posizioni. Le future scadenze elettorali riguarderanno, in tempi diversi, anche Pedro Sanchez, Emmanuel Macron e Donald Tusk, oltre alla stessa Italia: un fattore destinato a rendere ancora più delicato il confronto europeo.

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