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Politica 3 min di lettura28 min fa

Primarie, la corsa si allarga: il centrosinistra cerca le regole

Onorato non esclude la candidatura, mentre Schlein e Conte restano lontani su partecipanti, calendario e criteri per scegliere il futuro candidato premier.

Alessandro Onorato non esclude di partecipare alla sfida per la candidatura a Palazzo Chigi e, sul perimetro delle primarie, si schiera con Giuseppe Conte: la competizione non dovrebbe essere limitata a due nomi. È questo uno dei nodi che continua a dividere il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle, mentre il centrosinistra prova a costruire un’intesa in vista del 2027.

L’assessore capitolino ha accolto invece la tempistica proposta da Dario Franceschini, con un accordo programmatico entro novembre e il voto ai gazebo all’inizio di febbraio. La sua posizione è emersa durante gli Stati generali di Progetto civico, dove ha ricevuto l’appoggio del socialista Enzo Maraio e ha presentato un percorso alimentato da oltre 400 proposte, da ridurre a dieci priorità.

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La sfida resta aperta a più candidati

Onorato contesta l’ipotesi di una gara riservata a Schlein e Conte. «Le primarie non possono essere a due, perché in quel caso sarebbe una sfida tra due leader e questo non va bene», ha affermato a Roma, lasciando aperta la possibilità di scendere personalmente in campo.

Anche Conte chiede che nessuno stabilisca in anticipo chi possa correre. Da Vibo Valentia, l’ex presidente del Consiglio ha sostenuto che la consultazione debba essere accessibile a chi accetta le regole, senza un accordo preventivo tra i due partiti principali. Per il Movimento 5 Stelle, inoltre, il programma deve venire prima della scelta del candidato e il voto dovrebbe arrivare soltanto dopo la definizione dei contenuti.

Il confronto con le altre forze centriste non è chiuso, ma Onorato mette in guardia dalle alleanze indistinte e indirizza il suo messaggio anche a Ernesto Maria Ruffini. Ruffini non era presente all’iniziativa romana, così come Riccardo Magi, Matteo Renzi e Schlein. Alla seconda giornata della manifestazione è invece atteso Conte, dopo gli interventi, tra gli altri, di Angelo Bonelli e Stefano Bonaccini.


Il Pd prova ad accelerare

A Montepulciano il gruppo composto da Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza tenta di trasformare l’attesa in organizzazione politica. Il documento elaborato per la tre giorni «Pronti per l’alternativa», che Schlein concluderà domenica, propone comitati territoriali aperti ad associazioni e amministratori. L’obiettivo è allargare il lavoro anche a una parte dell’elettorato contrario al referendum sulla giustizia, con un richiamo alla difesa della Costituzione.

Il testo, articolato in undici pagine, punta ad avviare finalmente la discussione sul programma della coalizione. Franceschini indica come traguardo un’intesa su circa dieci questioni, compresa la politica estera, da raggiungere entro novembre; per le primarie, invece, la finestra indicata è l’inizio di febbraio e la formula preferita è quella di un unico turno.

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La proposta lascia alla segretaria dem due possibili strade: guidare la coalizione se il Partito democratico risultasse il partito più votato oppure affrontare primarie regolate da criteri condivisi e protette da condizionamenti esterni. Schlein continua a rivendicare il principio secondo cui la guida spetta a chi ottiene più consensi, in alternativa alla consultazione aperta.


Programma e leadership, accordo lontano

La segretaria mostra fiducia nella possibilità di ricomporre le distanze e ribadisce che l’alleanza non dovrebbe interrompersi. Conte, però, non accetta che il numero dei candidati venga deciso prima di stabilire le regole generali: da qui nasce il principale contrasto tra le due leadership.

Il calendario proposto dal correntone dem raccoglie il consenso di Onorato, ma non basta a superare il disaccordo sul meccanismo di selezione. Rimane inoltre da definire quanto sarà ampio il campo delle forze coinvolte e quali personalità siano pronte a occupare quello spazio.

Nel documento, Franceschini, Orlando e Speranza sostengono anche che il Partito democratico non possa ridursi a un semplice mezzo per conquistare il governo. Marco Sarracino ha riassunto il concetto ricordando che il partito possiede una funzione politica propria, non limitata alla conquista di Palazzo Chigi.

Sul piano internazionale, il testo giudica sempre meno adeguata la posizione di Ursula von der Leyen e propone un rappresentante dell’Unione europea al tavolo con Donald Trump e Vladimir Putin. Sull’Ucraina, la formula indicata è una pace che non coincida con la resa. Anche su questi punti, tuttavia, l’intesa con Conte resta ancora da costruire.

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