Polonia, allarme ai confini: l’elicottero russo resta 42 secondi nei cieli
Varsavia parla di una nuova incursione da Kaliningrad e la Nato invita a non farsi trascinare dall’escalation, mentre proseguono i raid sulla rete e sui porti ucraini.
La preoccupazione, per i Paesi della Nato, si è spostata ancora una volta sul Mar Nero e sulla fascia orientale dell’Alleanza. Kaja Kallas ha detto che gli attacchi russi nell’area destano particolare allarme e ha richiamato il rischio per le esportazioni di cereali ucraini e per la sicurezza alimentare globale.
La Nato teme un salto di qualità
Secondo l’Alto commissario per la politica estera della Ue, Mosca starebbe cercando di ostacolare i flussi commerciali dall’Ucraina. La coalizione che sostiene Kiev, composta da 51 Paesi, legge in questa strategia un tentativo di colpire infrastrutture decisive e di allargare la pressione oltre il fronte militare.
Lo stesso quadro emerge dalle ultime ore in Ucraina, dove le autorità parlano di nuovi attacchi a Kiev e di danni alle infrastrutture civili. Zelensky ha riferito che nella capitale si contano due morti e 24 feriti, mentre il trasporto ferroviario urbano è stato sospeso dopo un raid con droni.
Varsavia denuncia una nuova incursione
Sul versante polacco, il comando operativo di Varsavia ha riferito che un Mi-8 russo è entrato per circa 300 metri nello spazio aereo nazionale e vi è rimasto 42 secondi. L’elicottero, partito secondo la Polonia dall’enclave di Kaliningrad, avrebbe sorvolato l’area a nord di Braniewo prima di tornare indietro.
La reazione è stata immediata: i caccia sono decollati subito, mentre le unità di terra e i mezzi già presenti sono rimasti in stato di massima vigilanza. Varsavia sostiene che si tratti di un altro tentativo di testare la rapidità delle difese polacche.
Donald Tusk aveva già avvertito nei giorni scorsi che la Russia starebbe preparando attacchi con droni e missili contro la Polonia e altri Paesi sul fianco orientale della Nato. Il premier polacco ha parlato di una pressione pensata per intimorire e indebolire il sostegno a Kiev.
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Mosca spinge sui bersagli economici
Il fronte degli attacchi non riguarda soltanto la Polonia. Il 13 settembre un treno fu colpito al valico di Yahodyn, tra Ucraina e Polonia, poco dopo il passaggio di un convoglio con i consiglieri per la sicurezza nazionale di Italia, Regno Unito, Germania e Francia, rientrati da Kiev.
Da parte sua, la Russia ammette di colpire le aree di confine con Polonia e Romania, entrambe nella Nato, ma sostiene che gli obiettivi siano convogli e punti di transito usati per trasferire armi dall’Europa occidentale a Kiev. Nelle ultime settimane, inoltre, gli attacchi si sono fatti più intensi su Kiev e Odessa, con danni alle strutture economiche e ai porti sul Mar Nero.
Il ministero della Difesa russo ha affermato che nella capitale sono stati presi di mira i data center New Telco e United DC, mentre nella regione di Odessa sarebbero stati colpiti centri logistici dedicati allo stoccaggio e alla distribuzione di merci militari e a duplice uso. In mare, sempre secondo Mosca, è stata colpita una nave cargo diretta al porto di Odessa.
Le autorità ucraine offrono una versione diversa e sostengono che si trattasse di una normale nave mercantile, il cui comandante è morto. Kiev riferisce anche di due distributori di carburante colpiti nella capitale e attribuisce a un attacco di droni la sospensione del servizio ferroviario urbano.
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