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Politica 3 min di lettura5 giorni fa

Piddington e Barnham alzano il muro: migranti, basi e fauna sotto pressione

Due villaggi inglesi contestano l’ipotesi di usare installazioni militari per l’accoglienza, e nel dibattito entrano anche referendum simbolici, costi pubblici e timori per specie protette.

L’idea di spostare i richiedenti asilo in aree militari di campagna sta accendendo la protesta in diversi angoli dell’Inghilterra. A opporsi non sono soltanto i numeri della spesa pubblica, ma anche comunità locali che parlano di ambiente, equilibrio del territorio e qualità della vita.


La spesa per gli hotel e la stretta

Per anni, gli arrivati in Gran Bretagna sono stati sistemati in hotel a quattro stelle, con una spesa che può toccare 200 euro a notte e arrivare a 6-7 miliardi di euro all’anno per lo Stato. In quelle strutture, secondo le regole in vigore, i richiedenti asilo possono entrare e uscire liberamente, ma non hanno la possibilità di lavorare.

Adesso l’esecutivo vuole contenere i costi e guarda alle basi militari come soluzione alternativa per l’ospitalità. È una scelta che ha già incontrato resistenze e che, secondo quanto ricostruito, non viene vista di buon occhio dai centri rurali vicini ai siti presi in considerazione.


Nei villaggi la protesta diventa simbolica

A Piddington, la reazione è andata oltre la semplice contestazione: il paese ha messo in piedi un referendum per staccarsi in modo simbolico dalla Gran Bretagna. Non si trattava di una consultazione vincolante, ma il segnale è stato forte: ha votato circa il 90% degli abitanti.

Tra le ragioni addotte, gli abitanti hanno indicato anche la tutela della fauna locale. In particolare, hanno citato il rischio per pipistrelli e salamandre, che vivono nelle campagne e potrebbero risentire di un aumento improvviso della popolazione.


Barnham segue l’esempio di Piddington

La mobilitazione ha fatto scuola anche a Barnham. Nel villaggio, dove 1.200 richiedenti asilo sarebbero destinati alla base della Raf accanto al centro abitato, i circa 600 residenti hanno espresso contrarietà e si sono mossi per studiare un’iniziativa simile a quella già avviata a Piddington.

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Martedì 22 settembre alcuni di loro si sono recati nello Oxfordshire per capire come organizzare una consultazione analoga. Anche qui, tra gli argomenti portati avanti, c’è la difesa degli occhioni, specie protetta che secondo i residenti potrebbe subire conseguenze se aumentasse la presenza umana nel villaggio o nelle aree limitrofe.


Il fronte politico e quello dell’ordine pubblico

Il caso dei villaggi si inserisce in un quadro più ampio, che per il governo laburista di Andy Burnham resta complicato. In Inghilterra crescono infatti le preoccupazioni legate all’arrivo di migranti, spesso associati da una parte dell’opinione pubblica a episodi di violenza e molestie sessuali.

In questo clima, alcuni gruppi dell’estrema destra hanno organizzato manifestazioni nei porti di Dover e Portsmouth, presentandosi con camicie nere e cappucci. I sondaggi, intanto, mostrano un consenso molto basso per la sistemazione dei richiedenti asilo in hotel: solo il 3% si dice favorevole.

Resta infine il tema dell’equità nella distribuzione degli arrivi. Le aree rurali e quelle più ricche, in teoria, dovrebbero farsi carico della gestione in modo bilanciato, ma nella pratica i trasferimenti finiscono spesso nelle zone periferiche, perché meno costose. Anche l’uso delle basi militari è già stato sperimentato senza successo dai governi conservatori, e ora l’attuale esecutivo prova a riprendere quella strada.

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