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Politica 2 min di lettura1 ora fa

Pd-M5s, duello sui voti: Conte rilancia la sfida delle primarie

La segretaria dem rivendica il peso elettorale del Pd e pone condizioni all’alleanza, mentre Conte e gli altri partner chiedono un confronto senza gerarchie.

La partita per guidare l’eventuale coalizione progressista entra in una fase di aperto confronto. Giuseppe Conte propone di affidare la scelta alle primarie, mentre Elly Schlein rivendica per il Pd un ruolo centrale sulla base dei consensi ottenuti: il partito, ha ricordato, vale il doppio rispetto alle altre forze dell’opposizione.


Il voto diventa il nodo decisivo

Conte ha indicato nei gazebo il possibile terreno per risolvere la contesa sulla candidatura alla guida della coalizione. Il presidente del M5s ha assicurato di voler affrontare il passaggio con spirito collaborativo, escludendo l’idea di trasformarlo in uno scontro personale tra dirigenti.

Schlein, però, ha avvertito che il ricorso alle primarie non è una necessità automatica. Secondo la segretaria, se il Pd dovesse risultare il partito più votato, sarebbe naturale riconoscergli la guida: «Che guidi il partito che prende un voto in più non è egemonia, è democrazia». In caso contrario, ha aggiunto, il Pd sarebbe pronto a partecipare alla competizione e a vincerla.


Schlein detta le condizioni al tavolo

Nel corso della riunione della direzione dem, Schlein ha confermato la disponibilità a costruire un programma comune, ma ha chiesto che diventi un impegno vincolante per tutte le componenti. Il messaggio rivolto agli alleati è stato netto: «Generosi sì, ingenui no».

La segretaria ha anche mantenuto ferma la posizione del Pd sul sostegno all’Ucraina. Pur parlando della necessità di trovare una sintesi, ha ribadito che il partito continuerà ad appoggiare il popolo ucraino. Conte, invece, insiste sulla contrarietà all’invio di armi e richiama il consenso maggioritario, a suo giudizio, contrario all’escalation militare.

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Le crepe attraversano tutta l’alleanza

La tensione non riguarda soltanto Pd e M5s. Angelo Bonelli, per Avs, ha contestato l’idea che il peso dei numeri possa prevalere nel confronto politico: a suo avviso, il dibattito deve misurarsi soprattutto sulle proposte. Anche nel Pd la minoranza riformista ha scelto di non votare la relazione di Schlein. Lorenzo Guerini ha spiegato che restano da chiarire alcuni punti già sollevati dall’area.

Giorgio Gori ha inoltre ricordato che i riformisti avevano chiesto la presenza di più candidati dem alle primarie, senza ottenere l’apertura auspicata. La segretaria, tuttavia, ha concentrato le sue critiche soprattutto sul M5s e sulla necessità di fissare regole condivise per l’alleanza.


Al centro spunta una nuova candidatura

Mentre il confronto tra i partiti progressisti si irrigidisce, si registra anche un movimento nell’area centrista. Franco Gabrielli ha annunciato il proprio ingresso in Più Uno, il partito di Ernesto Maria Ruffini, precisando di non puntare a incarichi o garanzie personali: «Prima viene il progetto, poi il resto».

Resta aperto il tema della partecipazione di Italia Viva. M5s e Avs non vedono con favore l’ingresso della formazione guidata da Matteo Renzi, ma Schlein ha parlato di un programma da costruire con tutte le forze intenzionate a sostenere l’alternativa. Conte ha replicato affidando proprio alla segretaria dem la responsabilità di garantire l’eventuale contributo di Renzi.

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