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Politica 2 min di lettura6 giorni fa

Patriot, svolta da Trump mentre Kiev sotto attacco: cosa cambia ora

Zelensky parla di una licenza promessa dagli Stati Uniti, mentre nella notte si moltiplicano i raid su Ucraina e Russia e Macron avverte che l’Europa è già un obiettivo.

La mossa più rilevante arriva da Washington: Volodymyr Zelensky sostiene che Donald Trump abbia dato l’ok a una licenza per produrre i Patriot in Ucraina. La novità, raccontata dal presidente ucraino dopo il colloquio avvenuto a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, si intreccia con una notte segnata da nuovi bombardamenti e da attacchi di droni su più fronti.


Zelensky parla di licenza per i Patriot

Zelensky ha spiegato che, nell’ultimo incontro con Trump, il presidente statunitense avrebbe chiarito di aver preso una decisione definitiva. «Sì, ho preso una decisione finale. L'Ucraina riceverà la licenza per la produzione dei missili Patriot», ha riferito il leader di Kiev, riportando le parole che gli sarebbero state pronunciate martedì a New York.

Per l’Ucraina si tratterebbe di un passaggio importante sul piano militare, perché riguarda i sistemi avanzati di difesa antimissile Patriot. La dichiarazione arriva mentre il conflitto continua a colpire sia il territorio ucraino sia quello russo, con nuove incursioni e danni a infrastrutture civili e industriali.


Una notte di raid su più città

Sul terreno, la situazione è rimasta esplosiva. Kiev ha subito un attacco di droni russi nel quartiere di Pechersk: secondo le autorità locali, un ragazzo di 14 anni è morto e ci sono altri feriti. Un’esplosione è stata segnalata anche vicino al centro della capitale, sempre dopo il passaggio dei droni.

Nelle stesse ore sono state prese di mira anche le infrastrutture di trasporto nella regione di Zhytomyr. Il capo dell’amministrazione militare regionale, Vitaliy Bunechko, ha spiegato che l’area è stata colpita durante la notte e che, al momento, non risultano informazioni su vittime o feriti.

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Ucraina colpisce una raffineria russa

Anche il territorio russo è stato interessato da un’azione di risposta. Le forze ucraine hanno centrato una raffineria di petrolio situata a circa 1.500 chilometri dal confine, insieme a uno stabilimento di componenti elettronici. Secondo le ricostruzioni rilanciate da canali Telegram, l’impianto petrolifero di Perm avrebbe preso fuoco dopo il raid.

Un altro bersaglio sarebbe stato lo stabilimento Iskra di Ulyanovsk, che produce componenti per le comunicazioni e la tecnologia radio. Sempre a Ulyanovsk, secondo Tass, le autorità locali hanno aperto un’indagine per «atto terroristico» dopo che sarebbero stati colpiti fabbrica, edifici residenziali e infrastrutture civili; tra i danni segnalati c’è anche un tratto della rete di teleriscaldamento.


Macron avverte: l’Europa è nel mirino

Sul fronte politico, Emmanuel Macron ha lanciato un allarme sugli effetti del conflitto oltre i confini ucraini. In tv, il presidente francese ha detto che Mosca considera ormai l’Europa come «la profondità strategica dell'Ucraina», proprio perché i Paesi europei sostengono Kiev.

«Dato che gli europei aiutano gli ucraini, l'Europa può essere un bersaglio», ha affermato Macron, rilanciando poi il tema della pressione russa sul continente. Riferendosi agli attacchi delle ultime settimane, compreso quello di Lipsia, ha aggiunto: «è più della guerra ibrida, è guerra, punto». Nella sua ricostruzione, anche una nuova mobilitazione russa da 300mila uomini resta uno scenario possibile.

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