Pace, l’appello di Mattarella: «Nessuno è dispensato»
Nel messaggio alla Comunità di Sant’Egidio, il presidente richiama governi, istituzioni e cittadini alla responsabilità contro guerre, ingiustizie e pregiudizi.
A quarant’anni dal primo incontro interreligioso voluto da Giovanni Paolo II, Assisi torna a ospitare un appuntamento dedicato alla pace. L’edizione di quest’anno, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio dal 25 al 27 ottobre, ha ricevuto un messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il capo dello Stato ha sottolineato il valore delle fedi e del confronto tra culture diverse, indicando nel dialogo uno strumento capace di rafforzare la fiducia e la coesione. Il richiamo arriva in una fase segnata dai conflitti internazionali, dalle disuguaglianze e anche da episodi di violenza nelle piazze.
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La responsabilità riguarda tutti
Per Mattarella, davanti a guerre, povertà e sopraffazioni non è possibile restare fermi. Nel suo messaggio ha definito «ingiustificabile» l’inerzia e ha ricordato che queste condizioni non sono inevitabili, ma nascono da decisioni e comportamenti umani.
La costruzione della pace spetta certamente ai governi e alle istituzioni, chiamati a ristabilire diritti, libertà ed equità dove sono stati violati. Tuttavia, secondo il presidente, anche i singoli devono contribuire: ogni donna e ogni uomo può assumersi una responsabilità concreta, contrastare i pregiudizi e rendere possibile un futuro più pacifico.
Il dialogo alimenta la fiducia
Nel messaggio Mattarella ha riconosciuto alle religioni un ruolo importante nella vita pubblica e sociale. «La forza delle religioni è importante», ha scritto, indicando nella loro dimensione spirituale una risorsa per incoraggiare il dialogo, il rispetto delle differenze e la solidarietà.
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Questi elementi, ha spiegato il presidente, aiutano a rafforzare la fiducia reciproca e la sicurezza. La pace, dunque, non viene presentata soltanto come un obiettivo diplomatico, ma anche come il risultato di relazioni fondate sull’ascolto e sulla capacità di riconoscere l’altro.
L’eredità dell’incontro del 1986
L’appuntamento di Assisi si colloca nel solco della giornata di preghiera e amicizia promossa da Giovanni Paolo II quarant’anni fa. In quell’occasione, esponenti religiosi arrivati da diverse parti del mondo si riunirono per affermare che il nome di Dio non può essere usato per uccidere, sfruttare o sottomettere.
Mattarella ha definito quell’iniziativa un evento profetico e ha ricordato l’impegno svolto da Sant’Egidio nel mantenerne vivo lo spirito attraverso incontri internazionali organizzati negli anni. Un’azione portata avanti mentre guerre, disparità e ambizioni di dominio continuavano a pesare sul corso della storia.
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