Caso Marino, Conte sfida La Russa: «Ritiri la querela a Ponzani»
Il presidente del Senato annuncia azioni legali dopo le parole della storica sul 12 aprile 1973. Pd e Movimento 5 Stelle contestano la decisione
Giuseppe Conte chiede a Ignazio La Russa di fermare l’iniziativa giudiziaria annunciata contro Michela Ponzani. Secondo il presidente del Movimento 5 Stelle, una figura ai vertici delle istituzioni dovrebbe accettare anche le valutazioni critiche di una storica sul nuovo decreto sicurezza e sul cosiddetto Giovedì nero di Milano.
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L’opposizione si schiera con Ponzani
La presa di posizione di Conte si aggiunge alla solidarietà espressa da diversi esponenti del Partito democratico. I senatori Dario Parrini, Francesco Verducci e Walter Verini hanno definito la vicenda «emblematica e gravissima», sostenendo che il caso riguardi anche la libertà della ricerca storica e del confronto pubblico.
I parlamentari dem hanno inoltre denunciato il ricorso alle querele come possibile strumento di pressione nei confronti di chi svolge attività di ricerca o formula interpretazioni sgradite. Un sostegno alla docente è arrivato anche dai deputati del Partito democratico.
La Russa annuncia il ricorso ai giudici
La decisione del presidente del Senato è stata comunicata dal suo portavoce dopo l’intervento di Ponzani nella trasmissione “Otto e mezzo”, andata in onda il 22 ottobre su La7. La Russa ha incaricato i propri avvocati di procedere contro la storica per dichiarazioni considerate gravemente lesive della sua reputazione.
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Il portavoce ha aggiunto che vengono esaminate anche le parole pronunciate di recente da altre persone. L’obiettivo, secondo quanto comunicato, è intervenire nelle sedi competenti contro chiunque colleghi il nome di La Russa alla morte dell’agente Antonio Marino, avvenuta a Milano nel 1973.
Il nodo del 12 aprile 1973
Nel corso del programma, Ponzani aveva collegato il dibattito sui decreti sicurezza all’episodio del 12 aprile 1973. La storica aveva ricordato che quel giorno, durante una manifestazione non autorizzata organizzata dal Fuan, venne lanciata una bomba a mano che colpì mortalmente Antonio Marino, agente di polizia di 22 anni.
La docente aveva sostenuto che La Russa fosse alla guida del corteo e aveva richiamato quella vicenda per osservare che, se all’epoca fosse stata in vigore una normativa analoga a quella discussa oggi, il presidente del Senato forse non avrebbe ricoperto l’attuale incarico. La Russa respinge ogni collegamento con la morte dell’agente e nega, sulla base degli atti giudiziari citati dal suo portavoce, sia una responsabilità nell’episodio sia la partecipazione a una manifestazione non autorizzata. A sostegno della propria posizione viene indicata anche l’assenza di precedenti penali.
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