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Politica 3 min di lettura1 ora fa

Lega, Salvini vince ancora: il voto che apre la sfida del 2030

Il segretario ottiene 465 preferenze contro le 146 di Massimo Garavaglia, mentre dal congresso emergono richieste di trasparenza e nuove tensioni interne

Il congresso della Lega a Milano è partito con quasi un'ora di ritardo a causa di alcuni inconvenienti tecnici. Lorenzo Fontana, alla guida dell'assemblea, ha ironizzato sull'accaduto: «L'intelligenza artificiale evidentemente tanto intelligente ancora non è, abbiamo margini per sopravvivere».

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Giorgetti chiede una squadra più larga

Dal palco, Giancarlo Giorgetti ha riconosciuto che nel partito restano difficoltà da affrontare. Il ministro ha collegato il problema alla perdita di consenso in alcuni territori storicamente favorevoli alla Lega, citando il caso di Bergamo, passata da percentuali vicine al 50% a un risultato del 20%.

La soluzione indicata da Giorgetti riguarda il coinvolgimento di amministratori e dirigenti capaci di raccogliere consensi sul territorio. «Facciamo salire in squadra quelli che hanno dimostrato sul territorio di riuscire a produrre consenso», ha detto durante il congresso, richiamando il tema della squadra più volte affrontato dagli interventi.


Salvini resta al vertice fino al 2030

Il voto ha confermato Matteo Salvini alla segreteria per il quarto mandato. Il leader leghista ha raccolto 465 preferenze, mentre Massimo Garavaglia si è fermato a 146; gli aventi diritto erano 706 delegati. La nuova riconferma gli assegna altri quattro anni alla guida del partito, con scadenza nel 2030.

Nel suo intervento, Salvini ha legato la conferma alla linea politica da portare nel Consiglio dei ministri, soprattutto sul sostegno all'Ucraina. Ha chiesto ai delegati se ritenessero che il segretario avesse ricevuto un mandato per fermare l'invio di ulteriori risorse a Kiev, ottenendo una risposta dalla platea con le mani alzate.


Il simbolo e il messaggio politico

Salvini ha inoltre annunciato l'intenzione di proporre un nuovo simbolo: il nome Lega in evidenza, l'Alberto da Giussano al centro e la dicitura gialla «Italia federale» nella parte inferiore. Il progetto, ha spiegato, dovrebbe rappresentare la continuità tra la storia del movimento e la sua prospettiva futura, senza inserire il nome del segretario nel logo.

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Nel corso del discorso il leader ha ringraziato Garavaglia per aver alimentato il confronto congressuale. Ha anche ribadito di considerare la Lega una parte essenziale della propria vita, ricordando i 36 anni trascorsi nel movimento e rivolgendosi ai delegati con un richiamo al rapporto tra militanza e famiglia.


Dubbi sul voto e confronto interno

Prima dello scrutinio, i sostenitori di Garavaglia avevano chiesto garanzie sulla regolarità delle operazioni. Secondo quanto riferito da alcuni delegati, sarebbero circolate indicazioni per rendere riconoscibili le schede attribuite alle diverse regioni, anche attraverso modi differenti di scrivere il nome di Salvini.

Le schede non riportavano i nomi dei candidati già stampati: ciascun congressista doveva indicare a mano la propria scelta, entrando in una cabina chiusa. Garavaglia aveva proposto di lasciarla aperta per ridurre il rischio di fotografie e contestazioni, mentre Salvini ha minimizzato il dibattito sulle tendine e sulla struttura delle urne, sostenendo che il movimento dovesse dimostrare maturità al di là di quei dettagli.

Garavaglia aveva motivato la candidatura con la necessità di interrompere la fase di arretramento elettorale. Aveva ricordato l'8,8% ottenuto alle elezioni e la mancata crescita successiva, escludendo ritorsioni contro gli eventuali sostenitori della sua mozione e definendo la Lega una famiglia.

Salvini, dal canto suo, ha criticato la scelta di entrare nel governo Draghi insieme al Partito Democratico, assumendosene la responsabilità e promettendo di non ripeterla. Ha poi replicato al riferimento di Garavaglia agli imprenditori del Nord e agli apprezzamenti rivolti a Giorgetti, sostenendo che i complimenti non bastino se il consenso elettorale va ad altre forze politiche.

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