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Politica 1 min di lettura5 giorni fa

Nucleare, via libera finale ma i tempi restano un’incognita

Il Senato ha dato l’ok definitivo alla legge delega con ritocchi limitati, mentre sull’orizzonte del 2033-2034 pesa ancora l’assenza di impianti commerciali di nuova generazione.

L’ultimo passaggio parlamentare c’è stato, ma la tabella di marcia resta tutta da verificare. La legge delega sull’energia nucleare “sostenibile” ha ottenuto l’approvazione definitiva al Senato, con modifiche contenute, e ora il dibattito si sposta sui tempi realistici di un eventuale ritorno dell’atomo nel mix energetico italiano.

Sul fronte delle previsioni, il ministro Gilberto Pichetto indica come riferimento i primi reattori tra il 2033 e il 2034. Un orizzonte che, però, appare molto ambizioso se si guarda allo stato dell’arte internazionale: al momento non esistono ancora centrali commerciali di nuova generazione operative in nessun Paese.


Il via libera del Senato

Il provvedimento ha completato il suo percorso in Parlamento con un voto definitivo di Palazzo Madama. Il testo è arrivato al traguardo senza stravolgimenti, segno che l’impianto della delega è rimasto sostanzialmente invariato rispetto alla versione già esaminata.

La scelta apre ora la fase più complessa, quella dell’attuazione. La cornice normativa c’è, ma restano da definire i passaggi concreti che dovranno trasformare la delega in strumenti operativi per il settore energetico.

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La sfida dei tempi

È proprio sul calendario che si concentra il principale punto interrogativo. Pichetto ha indicato il 2033-2034 come finestra possibile per i primi reattori, ma la distanza tra quell’obiettivo e la situazione attuale è ancora ampia.

Il nodo è tecnologico oltre che industriale: oggi, infatti, non risultano in funzione centrali commerciali di nuova generazione in alcun Paese. Questo rende più prudente ogni stima sui tempi di arrivo di una produzione nucleare davvero “sostenibile” su scala commerciale.

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