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Politica 2 min di lettura5 giorni fa

Nucleare, via libera definitivo: l’Italia riapre il dossier dopo 40 anni

Il Senato ha approvato la delega che rimette in moto il quadro normativo sull’atomo; ora toccherà al governo definire regole, sicurezza, rifiuti e rapporti con i territori.

Dopo quattro decenni l’Italia torna a muovere un passo formale verso il nucleare. Il Senato ha dato l’ok finale al disegno di legge delega presentato da Pichetto Fratin, un passaggio che punta a ricostruire la cornice normativa per l’energia atomica e, in prospettiva, a riaprire la discussione sulle centrali chiuse dopo il referendum del 1987.

La reazione di Giorgia Meloni è arrivata subito dopo l’approvazione. La presidente del Consiglio ha parlato di una linea definita “una scelta coraggiosa e di buon senso” e ha rivendicato il risultato come un impegno portato a termine. Secondo quanto indicato dalla premier, adesso sarà l’esecutivo a mettere nero su bianco i decreti attuativi, toccando autorizzazioni, sicurezza, smaltimento dei rifiuti e confronto con i territori.


Cosa dovrà fare il governo

Il provvedimento non riaccende da solo i reattori, ma affida al governo il compito di costruire le regole necessarie per la fase successiva. La delega, infatti, serve a definire il perimetro giuridico entro cui muoversi, dopo anni in cui l’Italia è rimasta senza una normativa aggiornata sul nucleare.

Nel pacchetto che dovrà essere tradotto in norme rientrano diversi nodi sensibili: dagli iter autorizzativi alle misure di sicurezza, fino alla gestione delle scorie. Restano poi da disciplinare i rapporti con i territori interessati, un punto che in passato ha inciso molto sul dibattito pubblico attorno all’atomo.

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Maggioranza compatta, opposizioni in rivolta

Sul fronte politico, la maggioranza ha accolto il via libera come un passaggio atteso, mentre dall’altra parte sono arrivate critiche nette. Avs e M5s hanno contestato la scelta, parlando di un’operazione insostenibile sul piano economico.

Nel mirino dell’opposizione è finita anche la questione delle scorie. I due gruppi hanno chiesto al ministro di chiarire dove intendano essere collocati i rifiuti prodotti dal futuro eventuale ritorno al nucleare, trasformando così il tema della gestione finale del materiale radioattivo in uno dei principali punti di scontro.

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