Montanari al Pd-M5S: il nodo Ucraina si scioglie solo così
A Otto e Mezzo il rettore di Siena indica una mediazione tra dem e pentastellati: aiuti militari a Kiev solo dentro un percorso di trattativa, nel rispetto dell’articolo 11.
Per Tomaso Montanari, la frattura tra Pd e Movimento 5 Stelle sulla guerra in Ucraina potrebbe essere ricomposta solo fissando una condizione precisa: l’invio di armi avrebbe senso soltanto se Kiev accettasse di sedersi a un tavolo con Mosca. Ospite di Otto e Mezzo, il rettore dell’Università per stranieri di Siena ha descritto questa come la possibile "linea di caduta" per il campo largo.
Pd e M5S restano distanti
Montanari ha spiegato che, a suo giudizio, la coalizione dovrebbe concentrarsi su programma e idee, non sul leader. Poi ha tracciato il divario tra i due partiti: da un lato il Partito democratico, favorevole a continuare a votare l’invio di armamenti senza condizioni; dall’altro i pentastellati, contrari a proseguire con quei rifornimenti. La soluzione, secondo lui, sarebbe legare gli aiuti all’articolo 11 della Costituzione, cioè alla disponibilità ucraina a trattare.
Il rettore ha richiamato anche il principio costituzionale che, a suo dire, impedisce di usare le armi per dirimere le controversie internazionali. Se i sostegni militari vengono mantenuti, ha aggiunto, devono servire a guadagnare tempo per una trattativa e a evitare che Kiev soccomba.
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Il punto critico resta Mosca
Interpellato sul fatto che finora la Russia non abbia davvero aperto a negoziati risolutivi, Montanari ha ribaltato il ragionamento: per lui il problema non è solo la disponibilità di Vladimir Putin, ma anche l’orientamento dell’azione europea e italiana. A suo avviso, proseguire con le forniture nel contesto attuale significa allungare il conflitto.
Nella parte finale del suo intervento ha sostenuto che Ue e Italia, se scelgono di inviare armi, devono farlo per arrivare alla pace e non per alimentare la guerra. Ha riconosciuto che anche Putin dovrebbe mostrarsi pronto a un’intesa, ma ha ribadito che il criterio decisivo resta l’uso politico degli aiuti a Kiev.
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