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Politica 1 min di lettura4 giorni fa

Moda, il corpo torna sotto esame: la taglia unica è di nuovo un modello

Tra richiami alla lunghezza degli abiti e selezioni basate sulle misure, l’industria sembra riportare al centro un ideale femminile molto stretto.

La moda sembra allontanarsi dall’idea di rappresentare corpi differenti. In passerella e nei casting torna infatti a imporsi un’immagine precisa: donne molto alte, estremamente snelle e conformi a un canone estetico ristretto.


Il ritorno di un canone rigido

Il cambiamento non riguarda soltanto l’aspetto delle modelle, ma il modo in cui il corpo femminile viene valutato nello spazio pubblico. Le dimensioni tornano a funzionare come una soglia d’accesso: altezza, forme e proporzioni possono determinare chi viene scelta e chi resta fuori.

L’ideale celebrato appare così meno vario rispetto a quello associato alla body positivity. La promessa di una moda capace di accogliere identità fisiche diverse lascia spazio a una selezione che privilegia ancora una figura uniforme, slanciata e molto magra.

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Centimetri che decidono l’immagine

Il tema riemerge anche nel dibattito sugli abiti e sulla loro lunghezza, evocato dal ministro Antonio Tajani. Dall’altra parte ci sono i direttori dei casting, spesso lontani dai riflettori, ai quali viene attribuito un ruolo decisivo nel misurare e giudicare i corpi delle candidate.

In entrambi i casi, il punto resta il rapporto tra le donne e la possibilità di vivere il proprio corpo senza essere ricondotte a una misura prestabilita. Che si parli di gonne o di circonferenze, la discussione finisce ancora per concentrarsi sui centimetri: un dettaglio numerico che diventa criterio estetico e sociale.

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