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Politica 2 min di lettura22 set

Minigonne in Senato e scontro su Tajani: l’Aula si spacca

Le senatrici di opposizione hanno scelto un gesto simbolico per contestare il vicepremier, ma la protesta ha acceso repliche dure da maggioranza e presidenza del Senato.

La protesta annunciata da Raffaella Paita si è tradotta in un ingresso coordinato in Senato con la minigonna, sostenuto da esponenti di Pd, Avs, Movimento 5 stelle e Italia Viva. La mobilitazione, pensata per contestare le parole di Antonio Tajani, ha subito diviso l’emiciclo e trasformato la seduta in un confronto politico molto acceso.


Il gesto che accende l’Aula

Paita, aprendo il suo intervento, ha sostenuto che la libertà «non passa solo dai vestiti». Subito dopo, però, è arrivata la reazione di Ignazio La Russa, che ha ricordato come nessuno abbia vietato alle donne di vestirsi come preferiscono e ha invitato la senatrice di Italia Viva a intervenire più avanti, non a inizio seduta.


Dalle opposizioni alle accuse incrociate

Tra i primi interventi delle opposizioni, Valeria Valente ha accusato Tajani di essersi scusato dopo 24 ore per parole definite «vergognose» e ha aggiunto che le nuove frasi di Roberto Vannacci sarebbero persino peggiori. Julia Unterberger, a sua volta, ha parlato di stereotipi femminili «degli anni ’50» attribuiti al vicepremier e ha indicato lì il punto centrale della contestazione.

Anche dai banchi della maggioranza sono arrivate critiche alla protesta. La leghista Stefania Pucciarelli ha minimizzato l’uscita di Tajani come una frase fuori posto e ha spostato il confronto sul tema del burqa e delle donne costrette dai mariti, mentre per Forza Italia Roberto Rosso ha giudicato il dibattito ormai superato, sostenendo che il ministro abbia già chiarito il senso delle sue parole e che la polemica sia diventata strumentale.

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La maggioranza rilancia il caso politico

Il sostegno al vicepremier è arrivato anche da Fratelli d’Italia. Elena Leonardi ha accusato il centrosinistra di usare una doppia misura quando si parla di diritti femminili e ha richiamato episodi e offese rivolte in passato a Giorgia Meloni, citando anche l’espressione «cortigiana» riferita a Landini e altre frasi considerate offensive.

Nel suo intervento finale, Leonardi ha invitato le donne della sinistra a prendere posizione contro ideologie e dogmi religiosi che, a suo dire, finirebbero per cancellare la donna. Ha chiuso rilanciando la battaglia contro simboli di sottomissione come il burqa e chiedendo un fronte comune, oltre gli schieramenti, in difesa della dignità femminile.

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