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Politica 2 min di lettura2 ore fa

Milano, dopo saccheggi e aggressioni la Cgil chiama in piazza

Le violenze registrate a Milano nel fine settimana hanno colpito anche lavoratori e attività commerciali, spingendo la Cgil locale a promuovere una mobilitazione pubblica.

Le violenze registrate a Milano nel fine settimana hanno colpito anche lavoratori e attività commerciali, spingendo la Cgil locale a promuovere una mobilitazione pubblica. L’appuntamento è fissato per domani alle 18.30 in piazza della Scala, con l’obiettivo di reagire alla frattura sociale e riaffermare il valore del dissenso non violento.

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La Cgil condanna le violenze

Nel suo appello, il sindacato definisce inaccettabili devastazioni, saccheggi e atti vandalici. La presa di posizione riguarda anche le aggressioni subite da alcuni lavoratori, considerate particolarmente gravi perché estranee a qualsiasi forma legittima di protesta.

«Saremo sempre dalla parte del dissenso, ma non potremo mai difendere chi lo esprime con la violenza», afferma la Cgil. L’organizzazione esprime inoltre solidarietà alle persone coinvolte e ribadisce che libertà di espressione e conflitto sociale non possono essere usati per giustificare soprusi o distruzioni.


Un invito oltre il sindacato

La convocazione non è rivolta soltanto agli iscritti. A partecipare sono chiamati soggetti civici, associazioni, realtà sociali e sindacali, oltre alle forze politiche e a tutti coloro che operano ogni giorno per rafforzare i legami nella comunità.

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La manifestazione nasce dalla richiesta di costruire una società più equa, fondata sui principi della Costituzione. L’appello chiede che quei valori non restino astratti, ma trovino applicazione concreta nella vita pubblica e nelle politiche sociali.


Salari e servizi al centro

Nel documento, la Cgil collega l’aumento della tensione sociale alla mancanza di interventi su salari, occupazione e condizioni di vita. Tra le priorità indicate figurano il sostegno ai giovani, il diritto allo studio e l’accesso alla casa.

Il sindacato accusa inoltre il governo di non aver investito abbastanza nella coesione sociale e di intervenire soprattutto quando il disagio esplode. Nella stessa valutazione viene richiamata la carenza strutturale di personale nelle forze dell’ordine, insieme a retribuzioni ritenute non adeguate al costo della vita.

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