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Politica 2 min di lettura16 ore fa

Meloni-Salvini, il richiamo scuote la maggioranza: ora pesa giugno

La premier interviene dopo le parole del leader leghista sull’Ucraina, mentre il governo deve tenere insieme aiuti, autonomia e calendario elettorale.

Il congresso straordinario della Lega, a Milano, è stato interrotto da una telefonata destinata a pesare sugli equilibri della maggioranza. Giorgia Meloni ha contattato Matteo Salvini tra il primo e il secondo intervento del ministro dei Trasporti, dopo aver ascoltato un passaggio del suo lungo discorso: la premier gli avrebbe fatto presente che quelle parole la stavano mettendo in difficoltà.

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La telefonata cambia il clima

Salvini non ha potuto ignorare il cellulare e ha risposto alla presidente del Consiglio mentre era impegnato sul palco del congresso. Il contenuto del confronto emerge dalle ricostruzioni provenienti dall’ambiente più vicino al leader della Lega, rieletto alla guida del partito.

Al centro della tensione c’è la posizione sull’Ucraina e, più in generale, il rapporto tra le dichiarazioni della Lega e la linea dell’esecutivo. Il contatto tra Meloni e Salvini segnala il tentativo di evitare che il dibattito interno alla coalizione produca conseguenze immediate nelle sedi istituzionali.


Aiuti all’Ucraina, la frenata leghista

Salvini, dopo il confronto con Meloni, non avrebbe portato subito in Consiglio dei ministri la richiesta di interrompere il sostegno all’Ucraina. La frenata, tuttavia, non coincide con un via libera alla legge che dovrebbe garantire gli aiuti anche per il 2027.

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Il risultato è una posizione ancora sospesa: da una parte il leader leghista evita uno scontro immediato nel governo, dall’altra mantiene il suo no al provvedimento pluriennale. La questione resta così affidata al confronto politico nella maggioranza e al passaggio parlamentare.


Autonomia e voto: il calendario si stringe

Nelle Camere, intanto, Fratelli d’Italia avrebbe indicato come obiettivo l’approvazione dell’autonomia entro marzo. L’indicazione aggiunge un altro appuntamento delicato all’agenda della coalizione, già appesantita dal confronto sugli aiuti a Kiev.

Sul fondo resta anche l’ipotesi di un ritorno alle urne a giugno. La telefonata della premier a Salvini si inserisce dunque in una fase in cui le scelte sui dossier più divisivi possono intrecciarsi con il calendario politico e con la necessità di mantenere compatta la maggioranza.

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