Lega, Salvini si blinda fino al 2030: il voto riapre la frattura
Il segretario supera Garavaglia con il 76% dei voti e rilancia lo stop agli aiuti militari e finanziari a Kiev, mentre la minoranza chiede spazio nel partito.
Matteo Salvini resta alla guida della Lega, ma il congresso di Milano consegna al partito anche un altro dato: l’opposizione interna non è stata archiviata. Il segretario ha ottenuto 465 voti contro i 146 di Massimo Garavaglia, con 8 schede bianche o nulle, e resterà in carica per altri quattro anni, fino al 2030.
La conferma apre il cosiddetto quarto mandato e arriva senza acclamazione, con una votazione segreta e i nomi scritti a mano. Il risultato assegna a Salvini circa il 76% dei consensi validi, mentre Garavaglia sfiora il 24%: una percentuale che lo sfidante considera la prova dell’esistenza di un’alternativa politica dentro il Carroccio.
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Il congresso lascia aperta la sfida interna
Garavaglia, sostenuto apertamente da Attilio Fontana e Massimiliano Romeo, ha rivendicato il significato della propria candidatura: «La mia candidatura era per dare voce ad anime differenti che ci sono». Il senatore ha poi assicurato che, dopo il confronto, sarà necessario lavorare insieme, ma ha invitato il partito a non ignorare il risultato emerso dalle urne.
Anche Romeo ha descritto il dissenso come un problema più ampio delle sole dinamiche lombarde. Salvini, tuttavia, ha respinto l’idea che si sia formata una corrente organizzata e ha escluso la contrapposizione tradizionale tra maggioranza e minoranza, sostenendo che il termine “correnti” appartenga soprattutto alla storia del Partito Democratico.
Il segretario ha parlato di amarezza per le tensioni degli ultimi mesi e ha chiesto di chiudere la stagione dei “fratelli-coltelli”. Ha inoltre definito il boicottaggio un tradimento dei valori leghisti. Nel nuovo simbolo, “Lega Italia federale”, il partito prepara intanto il percorso verso le prossime elezioni politiche.
Salvini alza il tono sull’Ucraina
Dal palco milanese il leader ha scelto una posizione netta sulla guerra. Ha annunciato che in Consiglio dei ministri chiederà di interrompere l’invio di denaro e armi all’Ucraina, trasformando questo impegno in uno dei messaggi rivolti alla base leghista prima del voto congressuale.
Per rafforzare il passaggio, Salvini ha chiesto ai delegati di esprimersi pubblicamente sul mandato ricevuto. Luca Zaia ha condiviso l’impostazione, avvertendo che senza un cambio di strategia il conflitto rischierebbe di trasformarsi nel “nostro Afghanistan”. Gli alleati di governo, almeno nell’immediato, non hanno reagito pubblicamente alla dichiarazione.
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Zaia resta centrale nella nuova squadra
La composizione della segreteria politica non sarà definita subito. Salvini ha chiesto una o due settimane di tempo per scegliere i componenti dell’organismo, previsto dal nuovo statuto, e ha definito Zaia una figura preziosa per il futuro del partito.
Resta quindi possibile che all’ex governatore del Veneto venga proposta una vicesegreteria unica, incarico di maggiore rilievo rispetto alla semplice partecipazione alla squadra. Zaia ha assunto un ruolo di mediazione e ha sottolineato che, nonostante i contrasti, il congresso ha fatto emergere più elementi comuni che divisioni.
Giancarlo Giorgetti, intervenuto da militante e non da ministro, ha riconosciuto l’esistenza di difficoltà interne e ha indicato una possibile soluzione: valorizzare gli amministratori capaci di ottenere consenso sui territori. Garavaglia ha inserito proprio Zaia, Giorgetti, Claudio Durigon e Salvini tra le figure di maggior peso che vorrebbe coinvolgere, usando la metafora dei talenti da far crescere dentro il partito.
Pace ritrovata, ma con segnali di tensione
I toni generali del congresso sono stati più concilianti rispetto alle polemiche dei giorni precedenti. Silvia Sardone ha però rivendicato l’idea di una Lega combattiva, contrapposta a una formazione più moderata, in un passaggio interpretato da diversi presenti come una critica alla linea espressa da Zaia.
Il confronto sul futuro del partito resta dunque aperto. Garavaglia torna a casa soddisfatto per aver raccolto quasi un quarto dei voti pur partendo da outsider, mentre Salvini esce rafforzato sul piano formale e politico. Sullo sfondo rimane anche il caso di Roberto Vannacci: dopo l’avvicinamento alla Lega dello scorso anno, il generale è ora indicato dal segretario come un traditore.
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