Meloni meno invincibile, ma l’opposizione resta senza una rotta comune
La sfida alla premier dipenderà dall’intesa tra Pd e Movimento 5 Stelle, frenata da rivalità personali, divergenze sull’Ucraina e nuovi equilibri a destra.
La solidità del governo Giorgia Meloni potrebbe essere messa alla prova da due fronti: il rallentamento economico e la concorrenza di Roberto Vannacci, mentre le opposizioni continuano a non trovare una formula comune. È questo il quadro delineato dal Financial Times, che guarda alle prossime elezioni come a un confronto ancora aperto, ma condizionato dalla capacità di Pd e Movimento 5 Stelle di superare rivalità e diffidenze.
La premier affronta nuove pressioni
A quasi quattro anni dall’avvio dell’esecutivo, secondo l’analisi, l’“aura di invincibilità” di Meloni comincia a indebolirsi. Tra i fattori indicati figurano una crescita economica contenuta e la difficoltà dei salari reali, elementi che potrebbero incidere sul consenso raccolto dalla maggioranza.
Alla destra di Fratelli d’Italia si sta inoltre facendo spazio Vannacci con il partito Futuro Nazionale. La nuova formazione, rileva il quotidiano, starebbe intercettando voti tra gli elettori delle forze che sostengono il governo, aprendo una possibile crepa nell’attuale equilibrio del centrodestra.
La riforma elettorale può complicare i piani
Nel frattempo, Meloni porta avanti una modifica del sistema elettorale pensata inizialmente per aumentare le probabilità di successo della coalizione di governo. Il progetto, però, potrebbe produrre un effetto opposto se Vannacci riuscisse a sottrarre consensi proprio alla base della premier.
Il tema elettorale rende quindi più delicato il rapporto tra i partiti della maggioranza. Una legge costruita per favorire il blocco guidato da Fratelli d’Italia rischierebbe infatti di diventare un ostacolo qualora la destra si presentasse divisa davanti agli elettori.
Pd e M5S cercano una difficile sintesi
Per il campo progressista, il nodo principale resta il rapporto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Pd e Movimento 5 Stelle dovrebbero superare anni di contrasti e sospetti reciproci: secondo il Financial Times, proprio la loro distanza contribuì alla netta affermazione del centrodestra nelle elezioni del 2022.
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La concorrenza per la guida dell’area alternativa a Meloni si intreccia con differenze sostanziali sui programmi. Il punto più delicato riguarda l’Ucraina: Conte sostiene lo stop alle forniture militari a Kiev e un riavvicinamento politico a Mosca, mentre nel Partito Democratico convivono una componente contraria alla prosecuzione del sostegno militare e un’altra che lo considera indispensabile.
Leadership e alleanze restano irrisolte
Il quotidiano ricorda anche la missione russa arrivata in Italia durante il governo Conte, nel pieno dell’emergenza Covid. Secondo alcuni esperti di sicurezza, quell’operazione umanitaria e militare avrebbe offerto a Mosca un’importante opportunità per acquisire informazioni d’intelligence.
Schlein considera il Pd il perno naturale di una possibile alleanza e rivendica, in sostanza, il ruolo di guida del fronte comune. Conte, invece, punta a rilanciare il proprio profilo politico; la distanza tra i due leader è emersa anche attraverso attacchi pubblici già avvenuti.
Un candidato condiviso per evitare lo scontro
L’ipotesi di ricorrere a primarie per scegliere il leader potrebbe accentuare le tensioni invece di risolverle. Per questo, osserva il Financial Times, alcuni esponenti preferirebbero individuare una figura capace di raccogliere un consenso trasversale, definita come un “candidato unitario di consenso”. Tra i sostenitori di questa soluzione c’è anche Matteo Renzi.
La tenuta dell’alleanza dipenderà dunque dalla capacità di Schlein, Conte e dei rispettivi partiti di mettere in secondo piano ambizioni personali e divergenze programmatiche. Il modo in cui affronteranno soprattutto il dossier ucraino contribuirà a stabilire quanto sarà credibile la sfida alla premier nelle prossime elezioni.
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