Meloni alza il tiro su tasse e scuola: il messaggio a sinistra
Dal taglio del cuneo al limite nelle classi, la premier rilancia le priorità del governo e difende la linea su fisco, immigrazione, energia e periferie.
Per Giorgia Meloni la sfida non è solo politica: è tenere insieme tasse più leggere, scuola e sicurezza senza perdere consenso sul ceto medio. Collegata con la festa de Il Tempo, la presidente del Consiglio ha messo in fila i dossier che considera centrali per l’esecutivo, insistendo su fisco, immigrazione, nucleare e riqualificazione delle periferie.
Fisco e ceto medio nel mirino
Sul terreno fiscale la premier ha rivendicato la volontà di andare avanti con il taglio delle imposte, indicando nel ceto medio il perno della sua strategia. Ha spiegato che alleggerire il peso tributario resta un obiettivo del governo, pur dentro un contesto economico internazionale che definisce complesso.
Il passaggio più polemico è arrivato parlando di patrimoniale e bollo auto. Meloni ha attaccato la sinistra, sostenendo che non gradisca un esecutivo che non crea nuove tasse sulla proprietà e che, al contrario, riduce il prelievo. Ha poi richiamato il Superbonus come esempio di scelta sbagliata, aggiungendo che per le patrimoniali bisognerebbe attendere un altro governo.
Scuola, immigrazione e classi equilibrate
Uno dei punti più delicati riguarda la scuola. Meloni ha respinto le accuse dell’opposizione sul limite agli studenti stranieri nelle classi, dicendo che l’intento non è escludere nessuno ma favorire un’integrazione reale. In un messaggio sui social ha anche annunciato il decreto approvato dal Consiglio dei ministri: tetto del 30% per gli alunni che non conoscono bene l’italiano, più strumenti per apprendere la lingua e stop a burqa e niqab a scuola.
La premier ha sostenuto che classi organizzate in modo più equilibrato evitano la formazione di ghetti e garantiscono opportunità migliori a tutti. Secondo la sua ricostruzione, il tema del tetto agli stranieri era già stato sollevato da governi di ogni colore, compresi quelli di Enrico Letta e dell’esecutivo giallorosso guidato da Giuseppe Conte.
Nucleare, confini e periferie
Ampio spazio anche all’energia. Dopo il via libera definitivo del Parlamento alla legge sul nucleare, Meloni ha spiegato che la nuova fonte renderà l’Italia meno dipendente dall’estero e più protetta dalle crisi internazionali che incidono sulle bollette. Ha aggiunto che il Paese avrà energia stabile, con minori emissioni, e una risposta più solida alla crescita della domanda legata anche a data center e intelligenza artificiale.
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Sul fronte dell’immigrazione illegale, la presidente del Consiglio ha rivendicato i risultati del governo, sostenendo che l’Italia non sia più “il campo profughi d’Europa”. Ha legato questo traguardo alla capacità dell’esecutivo di muoversi in un quadro internazionale difficile e tra resistenze interne che, a suo giudizio, hanno ostacolato il lavoro del governo.
La chiusura è stata dedicata alle periferie e al modello Caivano. Meloni ha detto che quell’intervento non era una semplice bandiera politica ma un’esperienza da replicare, già estesa a otto territori. Tra gli esempi citati ha indicato Quarticciolo a Roma, la bonifica del campo rom di Scampia a Napoli, lo sgombero della tendopoli di San Ferdinando in Calabria e l’intervento a Rozzano in Lombardia.
La sfida politica al centrosinistra
Nel mezzo, non è mancata la stoccata al campo progressista. La premier ha ribadito la disponibilità al confronto con il candidato premier del centrosinistra, ma ha detto che il problema vero è capire se quella coalizione avrà davvero un nome credibile da presentare agli elettori.
Meloni ha poi legato il tema del “voto utile” alla necessità di avere una maggioranza compatta e un governo non ricattabile, insistendo sul fatto che il punto non sia soltanto vincere le elezioni ma poter governare bene. A suo avviso, sarà il giudizio degli italiani a decidere se questa impostazione verrà confermata alle urne.
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