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Politica 2 min di lettura1 ora fa

Meloni accusa Vannacci, lui replica sul voto alla sinistra

Il leader di Futuro nazionale valuta l’intesa, ma pone condizioni e rinvia le scelte alla vigilia elettorale.

Giorgia Meloni ha accusato Futuro nazionale di voler far perdere il centrodestra alle urne.

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La replica e il voto

Roberto Vannacci ha respinto l’accusa durante «Un giorno da pecora» su Radio1. Il leader di Futuro nazionale ha ribaltato la contestazione della presidente del Consiglio: «Come mai Meloni vuole far vincere la sinistra, ce lo spieghi».

Vannacci ha inoltre contestato la definizione di “campo larghissimo” usata da Meloni, sostenendo che l’area alternativa evocata dalla premier non esista. A suo giudizio, invece, nel centrodestra si sarebbe allargata la composizione della coalizione, con l’ingresso di Cateno De Luca, Luigi Marattin e forse Carlo Calenda.


Le condizioni per l’intesa

Sul possibile accordo con il centrodestra, Vannacci non ha escluso nessuna ipotesi. Ha parlato di una possibilità «anche al 100%», purché vengano rispettate le linee rosse fissate da Futuro nazionale.

Il leader del movimento ha criticato gli esponenti del centrodestra che, a suo dire, stanno innalzando barriere nei suoi confronti, citando Ignazio La Russa, Licia Ronzulli e Antonio Tajani. Ha poi precisato che le scelte saranno prese soltanto a ridosso delle elezioni, mantenendo invariata la posizione del suo partito.

Vannacci ha anche indicato la fine della primavera come periodo preferibile per il voto. Una campagna elettorale svolta in piena estate, ha osservato, sarebbe più difficile da organizzare e sostenere.

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La posizione di Meloni

La presidente del Consiglio ha spiegato di voler chiedere agli elettori la possibilità di proseguire il lavoro di governo senza condizionamenti. Ha aggiunto di non essersi lasciata influenzare durante l’attuale legislatura e di non voler accettare ricatti nemmeno in futuro.

Meloni ha detto di voler tornare alla guida dell’esecutivo insieme al centrodestra attuale, aperto anche a nuovi movimenti civici. Nella sua ricostruzione, Vannacci ha scelto di lasciare la Lega dopo essere stato vicesegretario, così come hanno fatto i parlamentari che lo hanno seguito, tutti eletti nelle liste del centrodestra.

Secondo la premier, quei parlamentari si sono collocati all’opposizione e votano regolarmente contro il governo insieme a Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva e Alleanza Verdi e Sinistra. Da qui la conclusione politica: un soggetto nato con l’obiettivo di sconfiggere alle urne il primo presidente del Consiglio espresso dalla destra italiana, ha sostenuto Meloni, non può definirsi di destra.

Le dichiarazioni della presidente del Consiglio sono contenute nel libro di Bruno Vespa «Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein», pubblicato da Mondadori-Rai libri e previsto in uscita lunedì 2 novembre.

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