Leone torna al lavoro: il ricovero non cambia la rotta del pontificato
Dopo l’intervento al polmone, il Papa ha lasciato il Gemelli in anticipo e ha mostrato di voler mantenere agenda, viaggi e linea diplomatica.
L’uscita anticipata dal Policlinico Gemelli ha avuto il valore di un messaggio politico oltre che sanitario. Prevost, dimesso prima della settimana inizialmente prevista dopo l’asportazione di una parte del polmone, è comparso a piedi davanti ai presenti, ha salutato la folla con energia e ha poi parlato per alcuni minuti con una giovane ucraina curata in Italia per un tumore.
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Un segnale rivolto alla Curia
Il rientro pubblico del Papa è sembrato pensato per rassicurare innanzitutto sul controllo del governo della Chiesa. Durante la degenza, infatti, Leone ha continuato a occuparsi dei dossier più urgenti, ricevuti dal Sostituto, monsignor Paolo Rudelli.
Non è mancata neppure l’attività istituzionale: in ospedale il Pontefice ha accolto il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, nuovo decano, e il Vicario di Roma Baldo Reina. La sua apparizione ha così ridimensionato le voci e le allusioni che, seppure in modo più contenuto rispetto al passato, avevano iniziato a circolare negli ambienti della Curia.
Agenda e viaggi restano aperti
Il chirurgo Stefano Margaritora ha definito rassicuranti le condizioni del paziente e non ha indicato ostacoli ai futuri viaggi, una volta completato il normale periodo di convalescenza. Restano però da chiarire tempi e modalità della ripresa degli impegni pubblici.
La sala stampa vaticana aveva già comunicato la cancellazione di udienze e appuntamenti fino al 20 ottobre. Tra le date successive figura l’incontro interreligioso di Assisi del 27 ottobre, organizzato a 40 anni dall’appuntamento voluto da Giovanni Paolo II, mentre per novembre è previsto un viaggio impegnativo in Uruguay, Argentina e Perù. La presenza ad Assisi, tuttavia, non era stata annunciata ufficialmente.
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Il caso Parolin non cambia i piani
La pubblicazione dell’elenco dei partecipanti al volo papale è stata letta come una conferma della volontà di procedere senza modifiche sostanziali. Nei giorni precedenti, il cardinale Pietro Parolin aveva ipotizzato una possibile revisione dell’agenda, salvo poi correggere in parte il tiro.
L’episodio aveva alimentato interpretazioni su una presunta distanza tra il Segretario di Stato e il Papa. Parolin, impegnato in un convegno alla Cattolica a poca distanza dalla stanza del ricovero, non aveva incontrato Leone. Il Pontefice ha invece seguito il protocollo, dando spazio al decano del Sacro Collegio e al Vicario di Roma, figure che ha posto al centro del modello del suo pontificato.
Diplomazia anche dal letto d’ospedale
Il messaggio di continuità è arrivato anche sul piano internazionale. Proprio durante il ricovero, Leone ha avuto un colloquio telefonico inedito con il presidente russo Vladimir Putin, nato dalla sua iniziativa e dedicato alla guerra in Ucraina, al dialogo e agli interventi umanitari.
L’incontro con la giovane ucraina e il contatto con il leader russo hanno rafforzato la volontà del Papa di mantenere visibile l’impegno sulle crisi internazionali. La dimissione, accompagnata da una breve passeggiata e da un saluto alla folla, ha completato il quadro: il recupero fisico prosegue, ma la guida della Chiesa non è stata affidata ad altri.
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