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Politica 2 min di lettura1 ora fa

Legge elettorale, ricorsi in arrivo: la Corte può pronunciarsi a febbraio

La Rete prepara le iniziative giudiziarie in circa trenta tribunali: dopo i passaggi previsti, la Consulta potrebbe esaminare il caso in tempi utili per il voto.

«L’obiettivo è che la pronuncia della Corte arrivi nei tempi utili» per le elezioni, ha spiegato Roberto Zaccaria, coordinatore della Rete contraria alla riforma elettorale. Le iniziative giudiziarie, ha aggiunto, sono ancora in preparazione ma dovrebbero essere pronte quando la nuova legge diventerà efficace.

Il possibile intervento della Consulta riporta alla memoria la decisione depositata nel febbraio 2017 sull’Italicum, a dieci anni di distanza. In quell’occasione i giudici costituzionali bocciarono il ballottaggio tra le due liste più votate qualora nessuna avesse superato il 40%, ritenendolo contrario alla rappresentatività e all’uguaglianza del voto.


Il precedente sull’Italicum

La stessa sentenza aveva invece salvaguardato i capilista bloccati, riconoscendo ai partiti un ruolo nella scelta degli eletti. La Corte aveva inoltre considerato proporzionato il premio di maggioranza destinato alla lista capace di raggiungere il 40% dei consensi.

Quel precedente costituisce il principale riferimento temporale e giuridico per il nuovo contenzioso. La questione, questa volta, nascerebbe da una serie di ricorsi promossi per contestare una presunta compressione del diritto di voto.


La corsa verso la Consulta

I ricorrenti intendono rivolgersi a circa trenta tribunali civili italiani. Gli atti, predisposti da una Rete che coinvolge organizzazioni, associazioni, comitati di costituzionalisti, giornalisti, avvocati e cittadini, verrebbero depositati quindici giorni dopo la pubblicazione della riforma nella Gazzetta Ufficiale, cioè al momento della sua entrata in vigore.

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Dopo il deposito, il giudice potrebbe applicare il rito semplificato e convocare le parti entro 40 giorni. Terminata l’udienza, il tribunale valuterebbe se trasmettere alla Corte costituzionale una questione di legittimità attraverso un’apposita ordinanza.


I tempi dell’eventuale verdetto

Il provvedimento dovrebbe essere comunicato ai soggetti interessati, compreso il presidente del Consiglio dei ministri. Da quella notifica decorrerebbero 20 giorni entro i quali il presidente della Consulta potrebbe fissare l’udienza, da tenersi nei 20 giorni successivi.

La somma dei passaggi indicati dagli esperti porta a una procedura di almeno tre mesi e mezzo. Per questo, qualora i ricorsi siano presentati subito dopo l’efficacia della legge e l’iter proceda senza rallentamenti, una decisione della Consulta potrebbe arrivare già a febbraio.

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