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Politica 2 min di lettura1 ora fa

Assisi, le fedi sfidano i nazionalismi: il nuovo appello per la pace

A quarant’anni dall’incontro voluto da Giovanni Paolo II, oltre 80 rappresentanti religiosi si ritrovano con papa Leone per pregare insieme senza confondere le tradizioni

La guerra in Ucraina, il ritorno dei nazionalismi e la crisi della cooperazione internazionale fanno da sfondo al nuovo appuntamento interreligioso di Assisi. Tra i presenti ci sarà anche il metropolita Antonij, esponente del Patriarcato di Mosca, in una fase di forte distanza tra cattolici e ortodossi, mentre papa Leone parteciperà all’incontro per la terza volta in un anno.


Una risposta comune ai nazionalismi

L’iniziativa, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, riunirà più di 80 guide spirituali appartenenti a fedi diverse: dall’ebraismo all’islam, dal cristianesimo al buddismo. Ogni comunità manterrà i propri riti e le proprie parole, ma tutte convergeranno sulla richiesta di pace.

Marco Impagliazzo, presidente di Sant’Egidio, ha indicato nella crescita dei sovranismi la principale sfida dello “spirito di Assisi”. «L’unificazione spirituale del mondo è qualcosa di veramente importante», ha osservato, sostenendo che le religioni possano contribuire a ridare forza al diritto internazionale e alle istituzioni multilaterali, oggi indebolite dai nazionalismi.

Alla manifestazione prenderanno parte anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, atteso a un confronto dedicato all’Africa, il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, l’arcivescova anglicana di Canterbury Sarah Mullaly, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Matteo Zuppi.

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Il ritorno dello spirito di Assisi

L’appuntamento si aprirà domenica 25 e coinvolgerà 155 relatori provenienti da 53 Paesi. Fino a martedì 27 sono previsti incontri su temi come intelligenza artificiale, migrazioni e democrazia; la giornata conclusiva sarà dedicata alla preghiera comune davanti alla Basilica di San Francesco.

Il programma si intitola “Per una pace disarmata e disarmante” e vuole riproporre, a distanza di 40 anni, il significato della giornata convocata da Giovanni Paolo II nel 1986. In quell’occasione, l’immagine del pontefice circondato da leader con abiti e simboli differenti divenne una delle rappresentazioni più riconoscibili del dialogo tra le religioni.

La scelta di Wojtyla suscitò allora critiche negli ambienti più conservatori, compresi alcuni esponenti della Curia e i lefebvriani, preoccupati che il confronto potesse trasformarsi in sincretismo. Il papa difese invece l’iniziativa come uno strumento per aprire nuove possibilità di pace e, dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, ricordò: «Non abbiamo pregato invano ad Assisi».

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