Legge elettorale, il digiuno di Magi e la sfida sulla fiducia
Il segretario di +Europa protesta da sei giorni e scrive a Mattarella, mentre alla Camera le opposizioni accusano il governo di comprimere il ruolo del Parlamento.
Da sei giorni Riccardo Magi porta avanti uno sciopero della fame contro la riforma elettorale e ha scritto a Sergio Mattarella per spiegare le ragioni della sua iniziativa. Il segretario di +Europa ha definito la protesta un «digiuno per la democrazia», collegandola anche alla decisione del governo di ricorrere alla fiducia alla Camera.
La lettera è stata annunciata durante una manifestazione lampo organizzata davanti a Palazzo Chigi. Magi ha riferito di essersi rivolto al capo dello Stato con rispetto, chiedendogli di comprendere il rischio che, a suo giudizio, la nuova normativa possa alterare l’equilibrio democratico del Paese.
Magi contesta le nuove soglie
Nel mirino del leader di +Europa c’è anche il numero di firme richiesto alle forze politiche che vogliono presentarsi alle elezioni. Secondo Magi, le nuove regole imporrebbero la raccolta di una quantità compresa tra 6.000 e 7.000 sottoscrizioni per collegio, per un totale vicino a 450.000 firme.
Il deputato ha sottolineato che si tratterebbe di un onere più elevato rispetto a quello previsto in passato, arrivando a superare i voti ottenuti da alcune formazioni della maggioranza oggi presenti in Parlamento. A rendere il percorso ancora più difficile, ha aggiunto, sarebbe il divieto di utilizzare la firma digitale.
Magi ha inoltre contestato l’argomento secondo cui sarebbe necessario limitare l’accesso di nuove liste per ridurre la frammentazione. Nel 2022, ha ricordato, le liste in competizione furono 23, un dato vicino al minimo storico; per questo, a suo avviso, l’urgenza indicata dal governo non sarebbe fondata e potrebbe diventare materia di valutazione da parte della Corte costituzionale.
L’opposizione accusa il governo
Le critiche si sono concentrate soprattutto sul ricorso alla fiducia per i primi tre articoli della riforma. Federico Fornaro, intervenendo alla Camera per il Partito Democratico, ha sostenuto che il governo abbia scelto una strada ingiustificata nonostante gli emendamenti delle opposizioni fossero 53 e, secondo la sua ricostruzione, non avessero carattere ostruzionistico.
Filiberto Zaratti, di Avs, ha posto invece un problema interpretativo sul rapporto tra voto segreto e fiducia. Il deputato ha chiesto se, nei casi in cui il regolamento consente lo scrutinio non palese, debba prevalere questa facoltà del parlamentare oppure la prerogativa dell’esecutivo. Il vicepresidente di turno Giorgio Mulè ha assicurato che la questione sarebbe stata sottoposta alla presidenza.
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Enrica Alifano, del Movimento 5 Stelle, ha accusato la maggioranza di ridimensionare il ruolo dell’assemblea parlamentare. Riccardo Magi ha rivolto un appello a interrompere il percorso, sostenendo che sarebbe ancora possibile elaborare una disciplina più equilibrata.
Speranza richiama il precedente
Roberto Speranza ha definito molto grave la scelta dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. In una nota, l’ex ministro ha sostenuto che la legge elettorale dovrebbe restare nell’ambito delle responsabilità parlamentari e non trasformarsi in uno strumento capace di condizionare la permanenza politica del governo.
Speranza ha poi richiamato quanto accaduto nella primavera del 2015, quando era capogruppo del Partito Democratico alla Camera e il governo Renzi pose la fiducia sull’Italicum. In quella circostanza si dimise dall’incarico e non votò la fiducia, spiegando di aver agito in coerenza con la convinzione che le regole elettorali riguardino il Parlamento e i fondamenti della democrazia.
A suo giudizio, la decisione odierna riproporrebbe quella stessa forzatura e rappresenterebbe «una vera violenza alla nostra democrazia». Anche Zaratti ha parlato di timore della maggioranza per il voto segreto, mentre Mulè ha osservato che la prova di forza riguarderebbe anche i rapporti tra Fratelli d’Italia e gli alleati.
La fiducia è stata quindi posta dal governo sui primi tre articoli della riforma, in un clima di forte contrapposizione alla Camera. Le opposizioni ritengono che il provvedimento possa allontanare i cittadini dalla rappresentanza parlamentare e accusano la maggioranza di imporre regole che rafforzerebbero l’esecutivo a scapito dell’assemblea.
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