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Politica 3 min di lettura54 min fa

Lega, Salvini alza la posta: Ucraina e futuro del partito

Il congresso di Milano decide la leadership fino al 2030, mentre il vicepremier annuncia la linea da portare nel Consiglio dei ministri in caso di rielezione.

La guerra in Ucraina diventa il punto centrale della sfida interna alla Lega. Matteo Salvini ha infatti legato la sua eventuale conferma alla guida del partito alla volontà di chiedere in Consiglio dei ministri la fine dei finanziamenti italiani a Kiev, proprio mentre il congresso straordinario di Milano si prepara a scegliere tra lui e Massimo Garavaglia.

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Salvini lega il voto alla linea sull’Ucraina

Parlando ai delegati, Salvini ha sostenuto che una sua rielezione gli affiderebbe un mandato politico preciso: «Non possiamo continuare a mandare soldi all’Ucraina». Subito dopo ha chiesto alla platea di manifestare con un’alzata di mano se ritenesse di avere il diritto di portare questa posizione all’interno del governo.

Il segretario dimissionario ha anche rivendicato il rapporto personale con la Lega, descritta come una famiglia alla quale appartiene da 36 anni. Nel suo intervento ha ringraziato Garavaglia per aver consentito il confronto congressuale e ha ribadito il proprio pentimento per l’ingresso nel governo guidato da Mario Draghi insieme al Partito democratico: quella scelta, ha detto, non dovrebbe ripetersi.


Garavaglia punta sul rilancio territoriale

Lo sfidante ha presentato la propria candidatura come una risposta al calo elettorale del partito. Secondo Garavaglia, la Lega deve interrompere una fase di mancata crescita dopo l’8,8% ottenuto alle elezioni e tornare a costruire consenso sul territorio, senza trasformare l’eventuale vittoria in una resa dei conti.

Nel suo discorso ha usato la metafora dello sport: invece di affidarsi soltanto a un nuovo acquisto, la Lega dovrebbe valorizzare le risorse interne. Garavaglia ha indicato tra i dirigenti da coinvolgere Luca Zaia, Claudio Durigon, Giancarlo Giorgetti e lo stesso Salvini, assicurando che, in caso di successo, non ci sarebbero punizioni né esclusioni.

La risposta di Salvini è arrivata sul tema del rapporto con gli imprenditori del Nord. Il vicepremier ha ricordato che, dopo aver chiesto alla Lega di sostenere il governo Draghi, molti elettori avevano poi scelto alle Politiche forze rimaste fuori da quell’esecutivo. A suo giudizio, gli attestati di stima non bastano se il voto finisce altrove, perché il partito deve poter contare su un consenso effettivo per difendere le aziende dalle decisioni dell’Unione europea.

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Giorgetti chiede più consenso reale

Prima dei due candidati, Giorgetti ha invitato il partito a non nascondere le difficoltà. Ha osservato che una percentuale dell’8% può essere accolta con soddisfazione in alcune realtà, ma appare insufficiente nei territori dove la Lega era abituata a risultati molto più elevati, come Bergamo.

Il ministro ha quindi spostato il confronto sulla composizione della squadra dirigente. La sua indicazione è di affidare responsabilità a chi abbia già dimostrato di saper ottenere voti e consenso nei territori: «Facciamo salire in squadra quelli che hanno dimostrato sul territorio di riuscire a produrre consenso».


Il congresso decide anche il nuovo assetto

La seconda e ultima giornata dei lavori è iniziata con circa un’ora di ritardo al centro congressi Allianz MiCo di Milano, a causa di problemi tecnici. Lorenzo Fontana, presidente dell’assemblea, si è scusato con i partecipanti osservando con ironia che anche l’intelligenza artificiale presenta ancora margini di miglioramento.

Il vincitore resterà segretario per quattro anni, fino al 2030. Il congresso dovrà inoltre definire gli effetti delle modifiche statutarie approvate il giorno precedente, tra cui una segreteria politica composta da nove membri e la figura del coordinatore federale delle segreterie: entrambi saranno scelti e, se necessario, revocati dal leader.

Tra i temi ancora attesi c’è anche il possibile incarico per Luca Zaia. Sul piano simbolico, invece, il partito potrebbe adottare una denominazione contenente l’espressione «Italia federale», mantenendo la sagoma di Alberto da Giussano. Il nome «Lega Salvini premier», introdotto durante la leadership di Salvini, è destinato a essere superato anche in conseguenza delle disposizioni della nuova legge elettorale.

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