Lega, la tregua dura poco: Giorgetti e altri big lasciano la sala
La riconferma di Salvini non cancella le tensioni interne: il gesto dei dirigenti dopo il discorso e le parole di Giorgetti e Zaia riaccendono il confronto
La riconferma di Matteo Salvini alla guida della Lega non è bastata a ricomporre le divisioni nel partito. Al termine dello spoglio, infatti, alcuni dei principali esponenti hanno abbandonato la sala prima ancora che il segretario tornasse a parlare, lasciando affiorare una distanza difficile da ignorare.
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Il segnale arrivato dalla prima fila
La scena si è verificata alla Fiera di Milano, nel padiglione 4. Dopo l’intervento di Giancarlo Garavaglia, lo sfidante sconfitto, Salvini è stato chiamato sul palco mentre dagli altoparlanti partivano le note della colonna sonora della serie televisiva "Succession".
In quel momento, però, Giancarlo Giorgetti, Attilio Fontana e Massimiliano Romeo non occupavano più i posti in prima fila: avevano già lasciato la sala. Un’assenza che potrebbe essere casuale, ma che arriva in una fase in cui la convivenza interna al partito appare tutt’altro che stabilizzata.
Giorgetti alza il livello dello scontro
A rendere più teso il quadro sono anche le parole di Giorgetti, che ha contestato l’idea di una Lega ormai pacificata. Il vicepremier ha avvertito: «Da oggi non perdono», lasciando intendere che, dopo il confronto congressuale, il regolamento dei conti interno potrebbe non essere concluso.
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Il messaggio si aggiunge alla sua valutazione secondo cui «non va tutto bene». La riconferma di Salvini, dunque, non sembra aver chiuso il dibattito sulle prospettive del partito né sulle scelte future della dirigenza.
Zaia frena sulla vicepresidenza
Sul possibile ruolo di vice di Salvini è intervenuto anche Luca Zaia, invitando a non anticipare le decisioni. «Non mettiamo il carro davanti ai buoi», ha detto, prendendo le distanze dall’ipotesi di una nomina già definita.
La cautela di Zaia si inserisce nello stesso clima di incertezza emerso dopo il voto. Mentre Salvini incassa la conferma alla segreteria, le mosse dei dirigenti e le dichiarazioni dei big mostrano che la tregua nel partito resta ancora fragile.
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