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Politica 1 min di lettura1 ora fa

La voce di Meloni diventa un marchio: la mossa contro le truffe dell’IA

La presidente del Consiglio ha chiesto di proteggere la propria identità vocale dai tentativi di clonazione realizzati con strumenti di intelligenza artificiale generativa.

La frase «Io sono Giorgia Meloni» è stata registrata in un breve file audio come elemento distintivo della presidente del Consiglio. L’iniziativa nasce dall’esigenza di ridurre il rischio che la sua voce venga riprodotta artificialmente e utilizzata in contenuti ingannevoli.


Una tutela contro le voci artificiali

Giorgia Meloni ha presentato oggi all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale la richiesta di registrazione del proprio marchio vocale. Nell’audio, della durata di quattro secondi, la premier pronuncia per due volte la frase «Io sono Giorgia Meloni».

L’obiettivo è tutelarsi dagli episodi di clonazione vocale ottenuti attraverso sistemi di intelligenza artificiale generativa. La domanda, anticipata da Repubblica, si inserisce quindi nel confronto sui rischi legati all’impiego fraudolento di queste tecnologie e sulla possibilità di imitare l’identità sonora di una persona.


La domanda è ancora in esame

La procedura non è stata ancora conclusa. La richiesta risulta infatti sottoposta a valutazione da parte dell’ufficio europeo competente e non ha ancora ricevuto l’approvazione definitiva.

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A inoltrarla è stata Praxi Intellectual Property Spa, società del Gruppo Praxi specializzata nella consulenza in materia di proprietà industriale e intellettuale, con una sede anche a Roma. La registrazione è stata collegata a tre ambiti: contenuti multimediali scaricabili, attività culturali e organizzazione di manifestazioni politiche.


Gli ambiti indicati nella registrazione

L’elenco dei servizi associati alla domanda definisce il perimetro entro cui il marchio vocale è stato richiesto. Tra questi figurano materiali multimediali disponibili per il download e iniziative legate alla cultura.

Il terzo settore riguarda invece l’organizzazione di manifestazioni politiche. Per ora, il riconoscimento resta comunque subordinato all’esame dell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, che dovrà valutare la richiesta prima dell’eventuale registrazione.

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