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Politica 3 min di lettura23 set

Isonzo quasi a secco: Italia e Slovenia corrono ai ripari

Tra Gorizia e la diga di Salcano il fiume alterna piene improvvise e lunghi tratti vuoti, mentre si prepara un nuovo incontro tra Roma e Lubiana per decidere sul flusso minimo.

L’Isonzo oggi sembra un corso d’acqua intermittente più che un fiume compiuto: in certi punti scorre con forza, in altri lascia spazio ai sassi. È proprio questa fragilità, denunciata da anni da chi vive lungo le sue sponde, a spingere Italia e Slovenia a sedersi di nuovo allo stesso tavolo.


Un fiume ridotto a traccia

Tra Gorizia e Nova Goriça, la situazione è diventata simbolica di un problema molto più grande. Il confine non divide soltanto due città: spezza anche la continuità di un ecosistema che dovrebbe restare vivo lungo tutto il suo corso.

Il nodo principale riguarda il tratto a valle della diga di Salcano, dove la produzione idroelettrica altera i rilasci d’acqua. A spiegare l’impatto è Michele Tonzar, presidente del circolo Legambiente di Monfalcone, che insieme a quello di Gorizia segue il dossier da quindici anni.


La diga e i rilasci a intermittenza

Secondo Tonzar, il problema è l’“idropeaking”, cioè una distribuzione dell’acqua legata ai picchi di produzione energetica. In pratica il fiume può passare da 170 metri cubi al secondo a soli 12, con conseguenze immediate su fauna e vegetazione.

La trota marmorata, specie rara, è tra le più penalizzate. Anche le rive soffrono, e per chi frequenta quelle zone il rischio aumenta perché il livello può cambiare bruscamente nel giro di poco tempo.


La crisi climatica ha aggravato tutto

Alla pressione dell’idroelettrico si è aggiunto il caldo estremo degli ultimi anni. L’estate 2026, viene ricordato, ha messo in difficoltà persino il Po; per l’Isonzo l’effetto è stato ancora più netto, fino quasi alla scomparsa del suo corso visibile.

Restano il nome sulle carte, il colore azzurro delle mappe e i cartelli sui ponti. Intorno, invece, il verde lascia posto a campi ingialliti e a un paesaggio che mostra segni evidenti di sofferenza.


L’incontro del 30 settembre

Una svolta potrebbe arrivare il 30 settembre a Gorizia, dove Italia e Slovenia torneranno a confrontarsi nella Commissione Mista per l’Idroeconomia. Al centro della riunione ci sarà proprio la sopravvivenza del fiume.

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Il tema, però, è stato affrontato con lentezza. Tonzar ricorda che la Commissione si era riunita nel 2014 e poi soltanto dieci anni più tardi, nel 2024. Nei piani legati agli accordi del 1975 era previsto anche un bacino idrico in territorio italiano, a valle degli impianti sloveni, ma il progetto non è mai partito.


Le pressioni da Gorizia

Il sindaco Rodolfo Ziberna ha scritto al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e al ministro degli Esteri Antonio Tajani per chiedere un intervento. Per il primo cittadino non basta più ragionare sulla portata media: serve continuità nel rilascio, altrimenti pesci e habitat non reggono.

Ziberna sostiene che il flusso minimo debba essere garantito senza interruzioni e lega la questione anche all’economia locale, visto che l’agricoltura nella provincia pesa per quasi il 25 per cento del PIL. Tra le soluzioni sul tavolo c’è il cosiddetto bacino di rifasamento, una vasca naturale capace di alzare il livello dell’acqua di mezzo metro.

Sul punto, il sindaco assicura che l’idea avrebbe già un consenso ampio e che le risorse sarebbero disponibili. Legambiente, invece, accusa la politica di muoversi solo quando si avvicinano le elezioni.


Una ferita che tocca anche la memoria

Il problema non riguarda soltanto ambiente e agricoltura. L’Isonzo è entrato nella storia italiana per le dodici battaglie della Prima guerra mondiale e per i trecentomila soldati morti sulle sue rive, dove oggi restano salici, pioppi e carpini.

Il richiamo alla memoria passa anche da Ungaretti e dalla poesia “Fiumi”, scritta nei pressi di San Martino del Carso. In quei versi il poeta lega la propria esperienza umana al fiume: “Questo è l’Isonzo/e qui meglio/mi sono riconosciuto/una docile fibra/dell’universo”. E ancora: “L’Isonzo scorrendo/mi levigava/come un suo sasso”.

La tradizione slovena racconta persino una leggenda su tre fiumi, la Drava, la Sava e l’Isonzo, in gara per raggiungere il mare. In quella storia l’Isonzo, partito più tardi, alla fine travolge tutto e arriva per primo. Oggi, però, lungo le sue sponde è sempre più difficile riconoscerlo.

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