Iran, Pezeshkian scarica la decisione sugli Usa: l’offerta a Trump
Da Teheran arriva la proposta di una tregua di 7 giorni, ma il presidente iraniano insiste: per fermare il conflitto il primo passo spetta a Washington.
Masoud Pezeshkian ha rilanciato il messaggio più politico nel momento più delicato: per chiudere il conflitto, sostiene, la scelta finale non è dell’Iran ma degli Stati Uniti. Intanto Abbas Araghchi, dopo i colloqui con Steve Witkoff e Jared Kushner, ha fatto filtrare una proposta che punta a un cessate il fuoco breve e a un successivo confronto sul dossier nucleare.
La tregua proposta da Teheran
Secondo quanto riferito dal New York Times, il capo della diplomazia iraniana ha parlato di un piano articolato in sette giorni: stop alle ostilità, riapertura dello Stretto di Hormuz e, in una fase successiva, negoziati più approfonditi sul programma atomico iraniano. Araghchi avrebbe spiegato ai giornalisti, a margine dell’Assemblea Onu, che Teheran è pronta a muoversi appena arriverà il via libera di Washington.
Il ministro degli Esteri ha anche indicato un orizzonte politico preciso, dicendo che sarebbe meglio arrivare a un’intesa prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. L’impostazione, quindi, lega la possibile distensione militare a una finestra temporale molto stretta e a un passaggio diretto con l’amministrazione americana.
Pezeshkian accusa Washington e Israele
Nel corso dell’intervista a Fox News, il presidente iraniano ha ribadito che il suo Paese non avrebbe cercato lo scontro. A suo dire, l’Iran avrebbe reagito a un attacco subito e non avrebbe scelto per primo la guerra. Pezeshkian ha poi sostenuto che il conflitto è stato alimentato dalle provocazioni di Israele e che Teheran vorrebbe invece tornare alla via del dialogo.
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Il presidente ha insistito anche su un punto centrale: l’Iran sarebbe disponibile a un’intesa con Donald Trump per fermare le ostilità, ma la mossa decisiva, ha ribadito, spetta a Washington. Ha inoltre contestato il fallimento della tregua, chiedendosi perché l’accordo sia saltato appena due settimane prima della firma. Se gli Usa vorranno chiudere nel rispetto del diritto internazionale, ha fatto capire, Teheran è pronta a trattare; altrimenti, per l’Iran, non cambierebbe molto il momento scelto.
Il capitolo Houthi resta aperto
Pezeshkian ha poi respinto ancora una volta l’idea che gli Houthi dipendano da Teheran. Washington, insieme ad alcuni alleati regionali, accusa l’Iran di sostenere il movimento yemenita e di proteggerne le azioni nella guerra in Yemen, ma il presidente ha negato che esista una catena di comando diretta.
Secondo la sua ricostruzione, gli Houthi agiscono come forza di resistenza dell’area e decidono in base alle condizioni che hanno davanti. Pezeshkian ha ammesso contatti con il gruppo, precisando però che non c’è un legame strutturato né un sistema di ordini dall’Iran.
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