Ingegneri, Trieste diventa il banco di prova della Società 5.0
Al congresso nazionale di categoria, Perrini ha indicato frontiere tecnologiche, intelligenza artificiale e riforma degli ordini come snodi decisivi per il futuro della professione.
Trieste è stata scelta come punto di partenza per un messaggio preciso: la professione degli ingegneri si trova davanti a un passaggio delicato, tra innovazione, regole e nuove responsabilità. A sottolinearlo è stato Angelo Domenico Perrini, intervenuto all’apertura del 70° Congresso nazionale di categoria.
Trieste come frontiera del cambiamento
Nel suo intervento, il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri ha spiegato che la città non rappresenta più soltanto un limite geografico, ma un luogo di connessione tra dimensione tecnologica, energetica e digitale. Ha insistito anche sul valore strategico del porto triestino, indicato come snodo naturale dell’Italia verso i mercati dell’Europa centrale e orientale.
Perrini ha poi richiamato il contesto in cui si muovono oggi i professionisti, segnato da vincoli tecnici e normativi sempre più complessi. In questo scenario, ha osservato, gli ingegneri devono confrontarsi con sicurezza, crescita, sostenibilità e governo delle tecnologie, dentro un quadro regolatorio in continua evoluzione.
La sfida della Società 5.0
Il fulcro del Congresso nazionale 2026, secondo Perrini, sarà la capacità di rendere il sistema ordinistico e i singoli professionisti protagonisti della Società 5.0. Si tratta, ha spiegato, di un modello in cui la tecnologia resta al servizio delle persone e viene usata per affrontare problemi sociali, favorire inclusione e migliorare la qualità della vita.
In questa visione rientrano anche dati, ICT e intelligenza artificiale, considerati strumenti da orientare verso soluzioni utili alla collettività. Il digitale, ha chiarito, non dovrebbe servire solo a rendere più efficienti i processi, ma a costruire un ambiente più sicuro e sostenibile.
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Cinque nodi ancora aperti
Perrini ha poi individuato cinque questioni decisive. La prima riguarda la governance dell’IA: il rischio, ha avvertito, è che pochi soggetti con accesso ai dati e alla potenza di calcolo possano condizionare mercato del lavoro, consumi e dinamiche economiche. La seconda riguarda gli incentivi alle imprese, utili per digitalizzazione ed efficienza energetica, ma frenati da burocrazia e norme sovrapposte.
Tra gli altri punti, il presidente del Cni ha citato le politiche per la sicurezza energetica, il recupero sostenibile del patrimonio edilizio e la tutela del territorio, oltre alla riforma degli ordinamenti professionali oggi all’esame della Camera. A suo giudizio, quel passaggio può rafforzare specializzazioni e forme di aggregazione tra professionisti.
Infine, Perrini ha rivendicato il ruolo del sistema ordinistico come garanzia di regole deontologiche precise. E ha ribadito che il Consiglio nazionale degli ingegneri non cerca nuove tutele di categoria, ma maggiori responsabilità da assumere nell’interesse generale.
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