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Politica 3 min di lettura5 giorni fa

Ingegneri, la riforma divide: competenze, responsabilità e giovani in fuga

A Trieste il Congresso nazionale rilancia il nodo delle professioni regolamentate: dal perimetro delle competenze alla tutela del cittadino, fino alla difficoltà di trattenere i nuovi ingegneri.

Al centro del dibattito non c’è solo l’assetto normativo delle professioni, ma anche un tema molto concreto: come evitare zone grigie su responsabilità, competenze e tutele. È da qui che gli ingegneri hanno rilanciato la richiesta di una riforma capace di mettere ordine nel sistema, senza frenare la crescita del settore.

A Trieste, nel 70° Congresso nazionale degli Ingegneri, la discussione si è concentrata sulla bozza di revisione degli ordinamenti e sul rischio, evidenziato dal Cni, di lasciare scoperto il passaggio tra l’attribuzione delle competenze e l’assunzione delle responsabilità. Sullo sfondo, anche il tema della tenuta della professione per i più giovani.


Il punto critico: competenze e responsabilità

Per il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, la priorità resta la qualità della prestazione professionale, indicata come garanzia per i cittadini e insieme fattore di sviluppo per il Paese. Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Cni, ha spiegato che l’obiettivo è costruire una proposta condivisa da portare al confronto con il legislatore.

Nel suo intervento, Cappiello ha insistito sul fatto che la riforma deve chiarire quando inizia la prestazione professionale e da quale momento decorrono i termini di prescrizione. Secondo la dirigente del Cni, la nuova impostazione rischia altrimenti di creare una “zona libera”, con ricadute sia per i professionisti sia per chi riceve il servizio.

Dal governo, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ha descritto il provvedimento come molto avanzato e ha osservato che punta a prendere atto dei cambiamenti già avvenuti nelle professioni. Stefano Patuanelli, intervenuto nel confronto, ha invece sostenuto la necessità di ritocchi testuali alla Camera per mantenere un equilibrio tra chi subisce il danno e chi può essere chiamato a risponderne in seguito.


Il nodo dell’accesso alla professione

Un altro passaggio rilevante riguarda l’ingresso dei laureati in ingegneria. Carmela Pierri, dirigente del ministero dell’Università e della Ricerca, ha indicato ottobre come il mese in cui dovrebbe chiudersi il tavolo destinato a rendere più agevole il percorso verso l’esame di Stato.

Pierri ha spiegato che la fase attuale servirà a definire le competenze a partire dalle conoscenze. Sullo stesso fronte, Giuseppe Latour, giornalista del Sole 24 Ore, ha richiamato il lavoro svolto dagli ingegneri, in particolare dall’Ordine di Genova, per aver sollevato una questione che ha portato a una sentenza storica del Tar del Lazio sui Ctu.


Giovani attratti a fatica

Nella tavola rotonda internazionale che ha chiuso la prima giornata del congresso, il tema più sensibile è stato quello dell’attrattività della professione. La presidente della Camera degli ingegneri civili della Croazia, Nina Drazin Lovrec, ha osservato che il reddito non è adeguato al lavoro svolto e alle responsabilità assunte, pur in presenza di un aumento dell’adesione dei giovani.

Jorge Lica, alla guida dell’Ordine degli ingegneri del Portogallo, ha segnalato un problema simile anche nel suo Paese: molti neolaureati non restano, perché gli stipendi sono bassi, mentre le imprese non riescono a trovare nuovi profili. A chiudere i lavori, Angelo Domenico Perrini ha ribadito i legami del Cni con diverse realtà europee, insistendo sulla visione dell’ingegneria come attività intellettuale e non assimilabile ai servizi commerciali.

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