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Politica 3 min di lettura23 set

Ingegneri, il nodo vero è l’IA: Perrini mette 5 sfide sul tavolo

A Trieste il congresso nazionale apre con un messaggio netto: la professione vuole contare di più su tecnologie, norme, energia e formazione, mentre l’intelligenza artificiale impone nuove regole.

Il Consiglio nazionale degli ingegneri non rivendica nuove protezioni per la categoria: chiede piuttosto spazio per assumersi più responsabilità nell’interesse collettivo. È questo, in sintesi, il passaggio con cui Angelo Domenico Perrini ha rilanciato il ruolo della professione davanti al Congresso nazionale.


La Società 5.0 al centro

Per Perrini, il sistema ordinistico e i singoli professionisti devono diventare protagonisti della Società 5.0, un modello in cui la tecnologia resta al servizio delle persone. In questa visione rientrano inclusione, sostenibilità, sicurezza sul lavoro e capacità di trasformare i problemi sociali in soluzioni utili alla vita quotidiana.

Secondo il presidente del Cni, il punto delicato è che la diffusione rapidissima dell’intelligenza artificiale ha reso più complesso il quadro rispetto a quando il modello fu definito, attorno al 2016. Proprio per questo, ha spiegato, servono regole e limiti capaci di evitare che l’IA smetta di essere un vantaggio per la collettività.


Trieste come città di frontiera

Il congresso nazionale degli ingegneri si è aperto oggi a Trieste, scelta che Perrini considera tutt’altro che casuale. La città, ha osservato, non va letta come periferia, ma come punto di connessione tra il Nordest, i corridoi Ten-T e i mercati dell’Europa centrale e orientale.

Nel suo intervento ha richiamato anche il porto triestino, definito la porta naturale dell’Italia verso Est, e il ruolo del confine come elemento che unisce invece di dividere. Da qui, ha aggiunto, deriva una funzione strategica che può tradursi in crescita per il Paese.


Le cinque criticità individuate

Perrini ha poi indicato cinque “variabili critiche” che possono accelerare o frenare l’evoluzione della Società 5.0. La prima riguarda la governance delle tecnologie legate all’IA: il timore è che pochi soggetti, forti di dati e potenza di calcolo, orientino lavoro, consumi ed economia, allontanando il modello da una tecnologia davvero umanocentrica.

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La seconda area è quella degli incentivi alle imprese per digitalizzazione ed efficientamento energetico. I piani avviati con Industria 4.0 e proseguiti con Transizione 5.0 hanno sostenuto l’aggiornamento del sistema produttivo, ma restano appesantiti da burocrazia, sovrapposizioni normative e orizzonti temporali troppo brevi per programmare gli investimenti.

Terzo punto: sicurezza energetica, recupero sostenibile del patrimonio edilizio e tutela del territorio. Su questo fronte, ha detto il presidente, manca ancora una visione davvero sistemica, mentre l’ingegneria può dare un contributo rilevante nella costruzione di un modello fondato su resilienza e sostenibilità.


Riforma e responsabilità professionali

Tra i temi indicati c’è anche la “Riforma della disciplina degli ordinamenti professionali”, oggi all’esame della Camera come A.C. 3068 dopo il passaggio da A.S. 1663. Per il Cni, il provvedimento è un’occasione per rafforzare il sistema, valorizzare le specializzazioni e intervenire sulle forme di aggregazione tra professionisti, comprese le società tra professionisti.

Gli ultimi due elementi richiamati da Perrini sono il consolidamento del sistema ordinistico e il suo valore deontologico. L’appartenenza agli Ordini, ha sostenuto, garantisce il rispetto di regole precise e aiuta a costruire un ambiente più sicuro e sostenibile; sullo sfondo resta anche il tema della capacità degli ingegneri di proporre soluzioni alle istituzioni su innovazione, lavoro, territorio e sicurezza energetica.

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