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Politica 3 min di lettura1 ora fa

Il merito sotto assedio: la legge che vuole porre un argine all’AI

Meritocrazia Italia annuncia un pacchetto di regole per limitare l’automazione nelle professioni, nella formazione e negli atti pubblici

L’intelligenza artificiale viene descritta da Meritocrazia Italia come una crisi capace di colpire non la salute fisica, ma le capacità cognitive e professionali. L’associazione parla di una sorta di “Covid-Ai” e annuncia che il tema sarà discusso durante l’VIII congresso nazionale, con trasmissione in diretta sui propri canali social e radio.

L’appuntamento sarà dedicato anche all’“Agenda del merito” e si articolerà in due giornate a Roma: il 16 ottobre al teatro Quirino e il 17 ottobre al teatro Rossini. L’organizzazione intende utilizzare il congresso per presentare una proposta normativa sul rapporto tra persone e sistemi di intelligenza artificiale.


Un trattato per un’AI umanocentrica

Tra gli obiettivi indicati c’è l’idea che l’Italia promuova un accordo internazionale capace di fissare criteri comuni per uno sviluppo dell’AI orientato alla persona. Nel corso dei lavori interverranno, tra gli altri, Luigi Di Maio, Renato Mannheimer, Diego Fusaro, Maurizio Dallocchio della Bocconi e Gennaro Terracciano della Sna.

Secondo Meritocrazia Italia, la questione non riguarda soltanto la tecnologia, ma il modello di società che ne deriverà. “Non è una sfida tecnologica, ma antropologica”, sostiene l’associazione, chiedendo un’iniziativa italiana per arrivare a un Trattato sull’AI umanocentrica e per evitare che la competizione tra Usa e Cina finisca per rendere l’umanità “disumana”.


La proposta punta sulla responsabilità

Uno dei cardini del progetto è la creazione di una riserva umana di competenza. Ogni attività professionale, tecnica, giudiziaria o sanitaria dovrebbe indicare quanta parte dell’elaborazione è stata svolta da una persona, collegando tale dichiarazione a responsabilità deontologiche e penali. L’obiettivo è permettere al cittadino di sapere se il servizio ricevuto — dalla cura alla difesa legale, fino alla progettazione di un’abitazione — dipenda dall’intervento di un professionista o da un algoritmo.

L’associazione propone inoltre di stabilire una soglia massima per l’utilizzo delegato dell’AI all’interno di aziende e studi. La richiesta è rivolta alle forze politiche invitate alla prima sessione del congresso: Giorgia Meloni, attesa al Quirino, e rappresentanti di Lega, Fdi, Forza Italia, Pd, M5s, Azione, Italia Viva e Verdi Sinistra. Per chi sostituisce integralmente le competenze umane con l’automazione, Meritocrazia Italia ipotizza sanzioni particolarmente severe.

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Scuola e professioni nel mirino

Un altro capitolo riguarda la protezione dell’apprendistato legato al merito. La proposta chiede di impedire che l’AI venga impiegata come sostituta degli studenti negli esami di Stato, nelle selezioni pubbliche e nei percorsi scolastici, così da preservare le fasi formative necessarie alla costruzione delle competenze.

L’associazione ritiene infatti che l’automazione rischi di eliminare proprio i passaggi iniziali attraverso cui si sviluppa la preparazione: dalla ricerca giurisprudenziale affidata al praticante al disegno tecnico del giovane professionista, fino alla rielaborazione dei contenuti da parte dello studente. Il timore espresso è la trasformazione degli specialisti in semplici utilizzatori di richieste rivolte alle macchine, con una possibile perdita della qualità artigiana e professionale italiana.


Il caso di Palermo riaccende il dibattito

A rafforzare l’allarme contribuisce, secondo Meritocrazia Italia, il caso di una sentenza di Palermo nella quale sarebbero rimaste in fondo al documento le istruzioni destinate all’AI. L’associazione considera l’episodio non una semplice svista, ma il segnale di un indebolimento della competenza: “Se anche un provvedimento giurisdizionale viene delegato a un prompt, cosa resta della competenza, dello studio, della fatica?”.

La posizione nasce da una battaglia che l’organizzazione afferma di portare avanti da 8 anni. Il merito, viene sottolineato, non coinciderebbe con un voto, ma con un percorso costruito attraverso pratica, studio e responsabilità: un operaio può arrivare a essere mastro artigiano dopo 10 anni di cantiere, mentre avvocati, medici e ingegneri maturano la propria preparazione con anni di attività e sacrifici.

Al congresso porteranno queste esperienze Massimo Lauro, falegname, Francesco Greco, presidente Cnf, Giuseppe Tango, presidente Anm, Valeria Fazio e Nicola Russo, insieme alle altre personalità annunciate dall’organizzazione.

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