7.000Lettori online ora
Politica 3 min di lettura5 giorni fa

Hormuz e sanzioni: il piano iraniano che punta al negoziato con Washington

Teheran mette sul tavolo una tregua di sette giorni e prova a legare la riapertura dello Stretto a una trattativa più ampia con gli Stati Uniti, mentre sullo sfondo restano elezioni, sanzioni e timori di un nuovo scontro.

La priorità, per Teheran, sembra essere una sola: togliere pressione economica al paese prima che il confronto con Washington degeneri di nuovo. Un alto funzionario iraniano ha spiegato che la leadership si sta preparando anche all’ipotesi di un altro conflitto con gli Stati Uniti, accusati di usare blocco economico e minaccia militare come strumenti di coercizione. «Abbiamo il dito sul grilletto», ha dichiarato a Reuters la stessa fonte.


La leva di Hormuz resta centrale

Nel frattempo, fonti regionali indicano che l’Iran sarebbe disposto persino a separare dal dossier principale la questione delle tariffe di transito nello Stretto di Hormuz, spostandola in un allegato distinto. La scelta riflette la volontà di ottenere innanzitutto la fine del blocco, considerata l’urgenza più immediata.

Gli stati del Golfo, però, hanno respinto l’idea di pagamenti per il passaggio delle navi. Secondo le stesse fonti, un eventuale compromesso avrebbe comunque carattere provvisorio e non equivarrebbe a un cambio ufficiale della posizione iraniana.


Il piano di sette giorni per fermare la

A monte di tutto c’è la proposta avanzata da Teheran agli Stati Uniti: un percorso di sette giorni per arrivare alla fine della guerra in Medio Oriente, in corso da quasi sette mesi. Il New York Times ha riferito che il progetto prevede il ritorno alla normalità nello Stretto di Hormuz entro la conclusione della settimana, ma solo a determinate condizioni.

L’intesa immaginata dall’Iran non si limiterebbe al corridoio marittimo. Nei piani di Teheran rientrerebbe anche una ripresa dei colloqui globali sul programma nucleare iraniano, con un ritorno al tavolo negoziale insieme a Washington.


Washington non vuole correre

Seyed Abbas Araghchi ha detto che la proposta è stata recapitata agli Stati Uniti attraverso intermediari. Il ministro degli Esteri iraniano ha spiegato ai giornalisti presenti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che il testo si appoggia al memorandum d’intesa già raggiunto a giugno tra le due parti.

Araghchi ha anche fatto sapere di augurarsi un’intesa prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Un funzionario americano a conoscenza dei contatti ha riferito che i colloqui in corso vengono giudicati positivi e costruttivi, ma ha chiarito che l’amministrazione non intende forzare i tempi.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Elezioni, sanzioni e calcoli politici

La scadenza del 3 novembre pesa su entrambe le parti. Trump ritiene possibile un accordo dopo il voto per il Congresso, mentre un alto funzionario europeo ha osservato che gli iraniani hanno davanti una lista di richieste molto lunga. Dalla Casa Bianca è arrivata la linea più netta: secondo un funzionario, il presidente americano può permettersi di attendere, perché ha in mano tutte le carte e prenderà la decisione più conveniente per gli Stati Uniti.

Lo stesso responsabile ha sostenuto che Trump resta disponibile al dialogo, ma solo a condizioni adeguate. In parallelo ha ricordato che le sanzioni hanno già piegato l’economia iraniana, mentre Dennis Ross ha stimato al 30% la possibilità di chiudere un’intesa prima del voto.


Cosa cambierebbe con un’intesa

Sul piano pratico, la riapertura di Hormuz avrebbe effetti immediati anche oltre il Golfo. Potrebbe attenuare le tensioni nella regione, frenare il prezzo del petrolio e alleggerire il costo della benzina negli Stati Uniti, tema molto sensibile in politica interna.

Per Ross, l’interesse a chiudere prima delle elezioni è forte per entrambe le parti: l’Iran avrebbe più chance di ottenere respiro economico finché Trump ha un incentivo elettorale a trattare, mentre dopo il voto il presidente americano potrebbe sentirsi più libero di alzare la pressione o prendere in considerazione opzioni militari.


I nodi ancora aperti

Resta però il punto più delicato: la fiducia reciproca. Le fonti citate nel dossier sostengono che una delle difficoltà maggiori non sia solo definire i contenuti dell’intesa, ma costruire garanzie abbastanza solide da convincere entrambe le capitali.

Nell’ultimo mese, intanto, le sanzioni hanno colpito altre compagnie aeree civili iraniane e le reti che le sostengono, dentro una strategia volta a tagliare i canali economici considerati vitali per il governo e per il Corpo delle Guardie della Rivoluzione.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere