Giustizia, il 50,3% boccia la propria esperienza
Il sondaggio Only Numbers rileva sfiducia in magistratura, avvocati e durata dei procedimenti penali e civili
Il 50,3% degli italiani valuta negativamente la propria esperienza con la giustizia, indipendentemente dall'esito del procedimento. È il dato principale del sondaggio realizzato da Only Numbers e presentato oggi alla Camera durante gli Stati generali dei garantisti.
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Costa: sfiducia da affrontare
Enrico Costa, presidente dei deputati di Forza Italia e promotore dell'incontro, ha definito il risultato atteso. «Per noi questi numeri non sono stati una sorpresa», ha detto all'Adnkronos.
Secondo Costa, la rilevazione evidenzia una distanza crescente dei cittadini dal sistema giudiziario, alimentata anche dalla percezione del processo mediatico e dalla risposta dello Stato agli errori giudiziari. Il confronto alla Camera, ha aggiunto, dovrebbe condurre alla stesura del “Manifesto dei garantisti”, sul quale il partito intende lavorare nei prossimi mesi.
Procedimenti lunghi e prove contestate
La durata dei procedimenti è tra gli aspetti più criticati: il 65% considera eccessivi i tempi della giustizia penale, mentre per il 68% anche le cause civili si protraggono troppo a lungo.
Sulle prove scientifiche, il 35,4% chiede una revisione perché le considera poco affidabili nel modo in cui vengono utilizzate. Un ulteriore 23,1% ritiene che non siano mai state pienamente attendibili e che possano risentire di errori o condizionamenti; il 21%, al contrario, le giudica affidabili e in costante miglioramento grazie alle nuove tecnologie. Il riferimento del sondaggio comprende anche gli sviluppi dei casi Garlasco e David Rossi.
La fiducia nella polizia giudiziaria durante le indagini non è condivisa dal 43,4% degli intervistati. A dichiararsi fiducioso è il 21,8%, mentre il 34,8% non ha espresso una posizione.
Fiducia e responsabilità dei magistrati
Soltanto il 36,3% assegna fiducia alla magistratura. La quota scende al 22,3% tra gli elettori di centrodestra e raggiunge il 65,9% nell'area del campo largo. Gli avvocati ottengono il 35,2%, con percentuali del 36,1% nel centrodestra e del 49,3% nel campo largo.
Per il 65% le conseguenze previste oggi per un magistrato responsabile di un errore grave non sono sufficienti; il giudizio sale all'81,9% tra gli elettori di centrodestra e si ferma al 45,9% tra quelli del campo largo. Il 14,6% considera invece adeguate le conseguenze, mentre il 3,2% le ritiene eccessive.
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La responsabilità civile diretta è indicata come rimedio più efficace dal 36,2% degli intervistati, percentuale che arriva al 46,2% nel centrodestra. Il 28% chiede sanzioni disciplinari più incisive e il 21% valutazioni periodiche sulla professionalità e sui risultati; tra gli elettori del campo largo questa soluzione raggiunge il 34,1%. Per il 4,1% non servono cambiamenti.
Correnti, Csm e processo mediatico
Il 66,8% pensa che le correnti della magistratura condizionino nomine e avanzamenti di carriera. La convinzione è più diffusa nel centrodestra, con l'87,4%, rispetto al campo largo, dove si attesta al 56,1%. Solo il 13,8% esclude qualsiasi influenza sulle nomine. Inoltre, il 60,7% ritiene che nella carriera giudiziaria conti più l'appartenenza a una corrente del merito, mentre il 17,5% sostiene il contrario.
Quanto al Consiglio superiore della magistratura, il 38,2% preferirebbe una riforma basata su nuove regole per l'elezione dei componenti. Il sorteggio è indicato dal 24,2%, quota che sale al 42,5% nel centrodestra, mentre l'11,8% non ritiene necessaria alcuna modifica.
Il 58,7% attribuisce ai mezzi di comunicazione un'influenza sull'esito dei processi. Per il 50,4%, inoltre, gli indagati vengono spesso descritti come colpevoli prima della conclusione del procedimento, in violazione della presunzione di innocenza; il 7,7% non condivide questa valutazione.
I dati sulla rilevazione
Il 18,6% del campione ha riferito di essere entrato direttamente in un procedimento giudiziario: nel 6,3% dei casi penale e nel 12,3% civile. Il 25% ha descritto l'esperienza come positiva, mentre il 50,3% l'ha giudicata negativa.
La ricerca ha raccolto mille interviste tra il 23 e il 26 ottobre. Tra chi dovrebbe affrontare un'indagine per un fatto di cronaca, personalmente o attraverso un familiare, il 30,7% ha risposto che non si affiderebbe a nessuno; il 23,6% sceglierebbe il proprio avvocato, l'11,3% consulenti e specialisti indipendenti, mentre magistratura e reparti investigativi delle forze dell'ordine raccolgono entrambi l'8,9%.
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