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Politica 3 min di lettura1 ora fa

Gasolio russo, Meloni frena Trump: «Scelta molto rischiosa

La premier avverte sul possibile vantaggio per Mosca e invita l’Europa a mantenere sangue freddo, unità e sostegno all’Ucraina.

L’accordo sul gasolio russo annunciato da Donald Trump preoccupa Giorgia Meloni, che lo considera potenzialmente utile a Mosca e poco efficace contro il caro carburanti. La presidente del Consiglio, intervenuta al Senato in vista del Consiglio europeo, ha collegato la questione energetica alla prosecuzione della guerra e alla necessità di mantenere una linea occidentale coerente.

Meloni ha anche lanciato un avvertimento sulle recenti azioni russe: secondo la premier, Vladimir Putin potrebbe cercare di trasformare l’Europa nel nuovo avversario per spostare l’attenzione dalle difficoltà sul campo. Per questo, ha chiesto prudenza ma anche fermezza, evitando reazioni che possano favorire la strategia del Cremlino.

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Il gasolio può aiutare Mosca

Secondo Meloni, l’intesa annunciata da Trump nasce dalla volontà condivisa di ridurre il peso dei prezzi energetici su famiglie e imprese. Tuttavia, la presidente del Consiglio ha sostenuto che l’aumento dei carburanti dipende soprattutto dalla guerra in Iran e non dal conflitto in Ucraina: per questo, i benefici dell’accordo resterebbero incerti.

«È una scelta che considero molto rischiosa», ha detto la premier a Palazzo Madama. Tra le possibili conseguenze ha indicato un riconoscimento indiretto del ruolo di Mosca, nuove risorse economiche per sostenere l’offensiva e un indebolimento delle sanzioni. Una simile dinamica, ha aggiunto, contrasterebbe con la pressione esercitata finora dagli Stati occidentali, compresi gli Stati Uniti, per riportare Putin al tavolo dei negoziati.


Putin cerca un nuovo bersaglio

Nel corso della replica, Meloni ha descritto come crescenti le provocazioni russe e ha invitato a leggerle senza cedere a reazioni impulsive. «Putin provoca l’Europa perché deve distogliere l’attenzione sull’andamento del conflitto e cerca un nuovo nemico», ha affermato, indicando proprio l’Europa come possibile obiettivo.

La linea italiana, ha ribadito, resta fondata sull’aiuto a Kiev e sulla pressione nei confronti di Mosca. A suo giudizio, un’interruzione della resistenza ucraina non produrrebbe automaticamente la pace, ma lascerebbe aperto il tema dell’occupazione di un Paese europeo e del ritorno dell’imperialismo sovietico. Meloni ha inoltre richiamato la repressione delle rivolte di Praga e Budapest e la divisione rappresentata dal Muro di Berlino, dichiarando di non rimpiangere quella stagione.

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L’Europa deve parlare unita

Sul fronte diplomatico, la premier ha contestato l’eventualità che Francia, Germania e Gran Bretagna agiscano separatamente nel formato E3. Se quei Paesi ritengono di poter ottenere risultati migliori da soli, ha osservato, dovrebbero comunque farlo con un mandato ufficiale degli altri Stati europei e presentandosi come rappresentanti di una posizione comune.

Per Meloni, il punto decisivo non è stabilire chi partecipi ai colloqui, ma chiarire a nome di chi intervenga e con quale obiettivo. Un’Europa divisa sui diversi tavoli negoziali, ha sostenuto, rischierebbe di offrire a Mosca un’occasione per alimentare le fratture interne.


Il confronto con l’opposizione

Carlo Calenda ha chiesto alla presidente del Consiglio di convocare i leader dei partiti di opposizione e informarli sulla reale entità dei rischi legati alla guerra. L’obiettivo, secondo il senatore, sarebbe superare dichiarazioni generiche e consentire alle forze politiche di conoscere il quadro della minaccia.

Meloni non ha escluso il confronto, ma ha scelto di non promuoverlo nell’immediato. Ha spiegato di non voler intervenire in una dinamica già complessa e ha lasciato all’opposizione il compito di definire una posizione condivisa, sulla quale il governo sarebbe poi disponibile a discutere.

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