Gasolio russo, l’allarme di Meloni: «Scelta molto rischiosa
Alla vigilia del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio difende il sostegno a Kiev, chiede più peso per l’Europa e detta le condizioni italiane su energia, bilancio e difesa.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha usato le comunicazioni al Senato per indicare le priorità italiane in vista del Consiglio europeo del 15-16 ottobre. Al centro dell’intervento sono finiti il costo dell’energia, il sostegno all’Ucraina, la possibile intesa sul gasolio russo annunciata da Donald Trump e il futuro delle politiche comuni dell’Unione europea.
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L’accordo sul gasolio divide gli alleati
Meloni ha definito «molto rischiosa» l’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Secondo la premier, l’aumento dei prezzi dei carburanti dipende soprattutto dalla guerra in Iran e non dal conflitto in Ucraina: per questo l’efficacia dell’accordo sarebbe incerta, mentre le possibili conseguenze negative risultano più evidenti.
Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha citato il rischio di rafforzare la posizione di Mosca, garantire nuove risorse finanziarie alla guerra e ridurre l’efficacia delle sanzioni. Ha inoltre chiesto che l’Europa assuma un ruolo più riconoscibile nei negoziati: se Francia, Germania e Gran Bretagna intendono muoversi nel formato E3, dovrebbero farlo con un mandato condiviso dai Ventisette. In alternativa, l’Unione dovrebbe individuare una figura autorevole capace di rappresentarne la posizione comune.
Kiev resta il punto fermo
Sul conflitto ucraino la linea del governo, ha assicurato Meloni, non cambia. Il sostegno a Kiev, l’attenzione alla popolazione civile, la pressione nei confronti di Mosca e la coesione euro-atlantica continueranno a guidare l’azione italiana.
«Nessuno mi convincerà che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace», ha affermato la premier in Aula, sostenendo che soltanto una pace giusta possa garantire stabilità all’Europa e tutelare gli interessi italiani. La dichiarazione è arrivata mentre il governo ribadiva la necessità di evitare che il continente resti spettatore del percorso diplomatico.
Energia e difesa, la linea del governo
Per Meloni, il prezzo dell’energia rappresenta oggi il principale ostacolo alla competitività delle imprese e all’economia italiana. La risposta, ha spiegato, deve essere rapida e coordinata, perché nessun Paese può affrontare da solo una situazione che incide sulla concorrenza globale. Le norme europee, inoltre, non dovrebbero aumentare il peso della crisi sulle aziende del continente.
La premier ha poi respinto l’idea che le maggiori risorse destinate alla difesa comportino automaticamente tagli a sanità e istruzione. «Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola», ha detto, sostenendo che le somme aggiuntive non utilizzate per la sicurezza non potrebbero essere trasferite ad altri capitoli. Ha quindi accusato di mentire chi descrive il governo come composto da «guerrafondai» perché collega la maggiore spesa militare a una riduzione del welfare.
Bilancio europeo, nessuna firma a ogni costo
Sul negoziato per il bilancio dell’Unione, Meloni ha ricordato che la presidenza irlandese e le istituzioni europee puntano a chiudere l’accordo entro la fine dell’anno. L’Italia, ha chiarito, non si oppone in linea di principio, ma non accetterà una scadenza che imponga un’intesa sfavorevole.
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La posizione italiana riguarda soprattutto la difesa della Politica agricola comune, della Pesca e della Coesione. La presidente del Consiglio le ha indicate come componenti essenziali dell’autonomia strategica europea e ha escluso l’approvazione di un bilancio che ne ridimensioni il peso. Sulle nuove risorse proprie proposte dalla Commissione, Roma mantiene invece diverse riserve e chiede che non vengano introdotte nuove tasse.
Meloni ha anche aperto alla possibilità di diluire nel tempo il rimborso del debito legato al Next Generation EU, così da evitare che le rate comprimano altre politiche europee proprio nella fase in cui servono nuovi investimenti. Quanto agli strumenti da utilizzare per le priorità strategiche, la premier ha sostenuto che nessuna soluzione debba essere esclusa in partenza.
In Senato sette risoluzioni
Durante la seduta, durata circa 45 minuti, gli applausi più intensi dei parlamentari di maggioranza hanno accompagnato i passaggi dedicati alla Russia, alla difesa e alla crisi di Ceuta. Un’ulteriore ovazione è arrivata al termine dell’intervento. Nei banchi del governo non erano presenti i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani né il ministro della Difesa Guido Crosetto; in seguito si è aggiunta Elisabetta Casellati, responsabile delle Riforme istituzionali.
Sul tavolo del Senato sono state depositate sette risoluzioni: due della maggioranza e cinque dell’opposizione. Tra i documenti delle forze contrarie al governo figurano quelli di Pd, Italia viva, M5s, Avs e Azione; uno degli atti della maggioranza riguarda invece l’Ucraina e integra il sostegno alle iniziative diplomatiche per la tregua.
La replica su Ilva e militari
Nella fase conclusiva del dibattito, Meloni ha risposto alle critiche sull’ex Ilva con tono polemico. Agli esponenti dell’opposizione ha detto: «Sono certa che abbiate delle soluzioni migliori anche sull’Ilva, mi chiedo perché non le abbiate messe in campo quando eravate al governo», invitandoli a illustrare proposte concrete invece di limitarsi a contestare l’esecutivo.
Rispondendo al senatore del Pd Alessandro Alfieri, la presidente del Consiglio ha parlato anche del trasferimento di militari italiani dall’Iraq all’Arabia Saudita. Ha sostenuto che il governo si sia mosso nel quadro della risoluzione parlamentare del 5 marzo sul sostegno ai Paesi del Golfo colpiti dall’Iran e secondo le procedure previste. Meloni ha infine dichiarato che Crosetto potrebbe tornare in Parlamento, se necessario, per una valutazione complessiva e per ottenere un nuovo mandato parlamentare.
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