Flotilla, l’inchiesta di Roma scuote Israele: indagati i vertici
La Procura ricostruisce abbordaggi, fermi e presunti abusi contro i partecipanti alle due missioni della Global Sumud Flotilla.
Le accuse ricostruite dalla Procura di Roma riguardano presunti abusi subiti dai partecipanti alla Global Sumud Flotilla durante gli abbordaggi in mare, la detenzione in Israele e il rientro in Italia. Nel procedimento risultano coinvolte circa dodici persone appartenenti alla catena di comando politica, militare e di polizia israeliana, tra cui i ministri Israel Katz e Itamar Ben Gvir.
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Contestati abusi durante il fermo
Secondo gli investigatori, le operazioni navali sarebbero avvenute in acque internazionali e in violazione delle norme sul diritto marittimo. Gli accertamenti avrebbero inoltre documentato la distruzione degli strumenti utilizzati per le trasmissioni in diretta e il sequestro dei dispositivi elettronici dei partecipanti.
La Procura afferma di aver ricostruito un insieme di condotte avvenute nelle diverse fasi della vicenda: dalla privazione della libertà al trasferimento verso il porto di Ashdod, fino all’arrivo nel carcere di Kzi'ot, alle procedure di identificazione e alle pratiche amministrative per il rilascio. Nel quadro delineato dagli inquirenti compaiono anche percosse, lesioni, minacce di morte, insulti e accuse di terrorismo.
Dalle percosse alla mancata assistenza
La ricostruzione investigativa comprende anche la presunta negazione ripetuta di cibo essenziale e l’assenza di cure mediche nonostante condizioni fisiche problematiche o situazioni d’emergenza. Vengono segnalati, inoltre, ambienti giudicati precari sul piano igienico-sanitario e la privazione del sonno per i detenuti nella struttura di Kzi'ot.
In una nota, la Procura sostiene che gli accertamenti abbiano fatto emergere “il reiterato diniego di somministrazione di generi alimentari essenziali” e la mancanza di un’adeguata assistenza legale. Ai fermati sarebbe stata inoltre ostacolata la possibilità di contattare rapidamente rappresentanze diplomatiche e difensori per tutta la durata della detenzione.
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Nel fascicolo i vertici israeliani
L’indagine, svolta con il contributo del Ros-Reparto antiterrorismo, individua per la prima missione Katz e Ben Gvir ai vertici politici. Nella componente militare sono indicati il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane Eyal Zamir, l’ex comandante in capo della Marina David Saar Salama, in carica dal 2 settembre 2021 al 24 dicembre 2025, il capo di Stato maggiore Tal Politis, il comandante dello Shayetet 13 Eldad Borochovich e il responsabile della base navale di Ashdod Eitan Paz.
Per le attività terrestri figurano il capo della Polizia israeliana Daniel Levy, il comandante del servizio penitenziario Kobi Yaakobi, il responsabile della polizia penitenziaria del carcere di Kzi'ot Menachen Bibas, il comandante dell’unità Nahshon Assaf Zagori e il comandante del Magav Berik Yitzchak. La seconda missione presenta una struttura di comando in larga parte analoga, con Eyal Harel alla guida della Marina e Guy Levy come capo di Stato maggiore.
Il coordinamento tra Paesi europei
La Procura segnala che procedimenti analoghi sulle due spedizioni della Global Sumud Flotilla sono stati avviati anche in altri Paesi europei. Per favorire lo scambio di informazioni e il raccordo tra le autorità giudiziarie, si è tenuto un incontro presso Eurojust.
Gli elementi raccolti, spiega l’ufficio giudiziario romano, derivano dall’analisi tecnica dei materiali disponibili e dalle testimonianze. L’obiettivo degli investigatori è stato ricostruire sia la dinamica degli abbordaggi sia il trattamento riservato ai partecipanti nelle fasi successive.
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