Centrosinistra, il nodo del leader: Salis frena sulle primarie
La sindaca di Genova individua nella frammentazione interna il principale ostacolo alla vittoria nazionale e non esclude del tutto un futuro diverso.
Silvia Salis non intende abbandonare il suo incarico a Genova per inseguire, almeno oggi, una candidatura alla guida del governo. La sindaca conferma infatti che lavorerà per il centrosinistra, ma precisa di volerlo fare dalla posizione per la quale è stata eletta. Nell’intervista affronta anche il problema della leadership progressista e contesta l’idea di affidare la scelta del candidato alle primarie.
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Salis resta a Genova, almeno per ora
A chi le ricorda di non aver escluso in passato una possibile candidatura a Palazzo Chigi, Salis ribadisce di avere già risposto negativamente a ogni proposta. «Io ho detto no a tutto. Ho un incarico, sono stata eletta per governare Genova», afferma, aggiungendo che farà campagna elettorale per il centrosinistra senza rinunciare al ruolo di sindaca.
La porta, tuttavia, non viene chiusa in modo definitivo. Secondo Salis, per diventare premier servono preparazione e condizioni favorevoli. Richiama anche la sua esperienza sportiva: alle domande sulla volontà di vincere le Olimpiadi nessun atleta risponderebbe di no, motivo per cui preferisce evitare dichiarazioni categoriche sul futuro.
Le primarie dividono invece di unire
La sindaca genovese conferma il suo giudizio contrario alle primarie come strumento per individuare il leader del centrosinistra. Il rischio, sostiene, è trasformare i gazebo in un terreno di scontro permanente, fino a quella che definisce una «guerra civile ai gazebo».
A suo avviso, la scelta dovrebbe maturare attraverso un accordo tra i principali dirigenti della coalizione, in un confronto riservato. Salis ritiene che questo fosse il metodo adottato dai partiti più solidi e lo considera preferibile a una competizione interna capace di acuire le divisioni già esistenti.
Il centrosinistra cerca una guida comune
Nella sua analisi, la difficoltà del centrosinistra a imporsi alle elezioni nazionali nasce anche da una diffidenza storica verso la leadership. Salis sostiene che l’area progressista abbia sviluppato nel tempo una forte resistenza alla vittoria, accompagnata dalla tendenza a ridimensionare le identità dei singoli partiti pur di mantenere unita la coalizione.
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La sindaca osserva inoltre che, in questo campo, il successo elettorale viene talvolta percepito come un valore appartenente soprattutto alla destra. Da qui deriverebbe l’assenza di una figura riconosciuta da tutti e la scelta di aprire gare interne ogni volta che più esponenti aspirano allo stesso ruolo.
Il confronto tra Pd e destra
Salis cita le ambizioni di Elly Schlein e Giuseppe Conte, ricordando che la segretaria del Pd ha il diritto di puntare alla guida del centrosinistra e che Conte ha già ricoperto per due volte l’incarico di presidente del Consiglio, pur avendo ottenuto dieci punti in meno rispetto al Partito democratico. Nella coalizione, aggiunge, devono poter trovare rappresentanza anche l’area riformista e Alleanza Verdi e Sinistra.
Il paragone con il centrodestra riguarda invece il ruolo di Fratelli d’Italia, che secondo la sindaca ha finito per assorbire il peso degli altri partiti. Nel centrosinistra, al contrario, il Partito democratico si sarebbe frammentato. Salis ritiene che una maggiore capacità inclusiva e un controllo più efficace delle tensioni interne avrebbero potuto portare il Pd vicino al 30 per cento.
Tra i riferimenti femminili che considera più significativi indica infine Nilde Iotti, Roberta Pinotti e Lilli Gruber.
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