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Politica 2 min di lettura5 giorni fa

Fine vita, la mossa del governo accende lo scontro con l’Emilia-Romagna

Palazzo Chigi porta la legge regionale davanti alla Consulta; De Pascale rivendica il ruolo delle Regioni e parla di una contestazione che riguarda aspetti giuridici secondari.

Il braccio di ferro sul fine vita si sposta davanti alla Corte costituzionale. Il Consiglio dei ministri ha deciso di contestare la norma approvata dall’Emilia-Romagna, ritenendo che invada ambiti riservati allo Stato.


De Pascale rilancia sul ruolo delle Regioni

Per Michele de Pascale, la scelta del governo apre soprattutto una partita politica. Il presidente della Regione ha definito l’impugnativa uno scontro su questioni di dettaglio e ha detto che l’ente è pronto a confrontarsi sui rilievi sollevati.

De Pascale ha anche sottolineato un passaggio che considera centrale: secondo lui, per la prima volta l’esecutivo riconosce alle Regioni la possibilità di intervenire con proprie leggi sul suicidio medicalmente assistito. Da qui la sua conclusione, secondo cui questo riconoscimento metterebbe in luce anche l’assenza di una disciplina nazionale da parte del Parlamento.


Cosa contesta Palazzo Chigi

L’atto approvato dal Cdm riguarda la legge regionale dell’Emilia-Romagna 28 luglio 2026, n. 10, intitolata “Modalità organizzative per l'attuazione delle sentenze della Corte costituzionale n. 242/2019 e n. 135/2024 in materia di suicidio medicalmente assistito”. Fonti di Palazzo Chigi spiegano che il governo ha scelto di portare il caso all’attenzione della Consulta, richiamando l’articolo 127 della Costituzione.

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Secondo le stesse fonti, la norma regionale attribuirebbe alle linee guida dell’ente la definizione di diversi requisiti, finendo così per aggirare i limiti fissati dalla Corte costituzionale. La valutazione dell’esecutivo è che siano stati toccati profili di competenza esclusiva dello Stato.


Il nodo delle cure palliative

Nel mirino del governo c’è anche il percorso di assistenza che dovrebbe precedere eventuali richieste di suicidio medicalmente assistito. Le fonti di Palazzo Chigi sostengono che la legge non assicuri in modo sufficiente e concreto una presa in carico personalizzata con cure palliative e altri strumenti di supporto utili a evitare quel ricorso.

Nella stessa ricostruzione viene ricordato che, con gli stanziamenti disposti dall’attuale governo, i fondi per le cure palliative sono saliti di 40 milioni di euro, arrivando a 140 milioni complessivi. Tuttavia, viene aggiunto, molte Regioni sarebbero ancora lontane dagli obiettivi di utilizzo delle risorse ricevute.

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