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Politica 3 min di lettura6 giorni fa

Fico rilancia l’allarme guerra, ma nel testo si allarga il fronte del dissenso

Dal monito del premier slovacco ai casi italiani, il pezzo mette insieme guerra, riarmo, Ucraina e giudizi su Russia e NATO in una lettura apertamente schierata.

La guerra, per chi scrive, non è più un’ipotesi remota ma una presenza già diffusa nello scenario politico europeo. In questa chiave viene richiamato l’avvertimento di Robert Fico, che ha descritto come mai così alta la tensione attorno a un possibile conflitto su scala continentale e ha detto di non volere che la Slovacchia finisca coinvolta per effetto dell’articolo 5.


Il dissenso cresce anche in Italia

Nel testo il primo segnale giudicato positivo riguarda Giuseppe Conte e il Movimento Cinquestelle, indicati come più netti nel chiedere di interrompere il sostegno all’Ucraina. A questo si affiancano le parole di Virginia Libero, segretaria dei Giovani Democratici, che ha parlato della necessità di disertare la guerra, attirandosi le critiche di una parte del Partito Democratico più vicina alla NATO e all’industria bellica.

Resta però un passaggio controverso: la stessa Libero, pur senza ritrattare, ha poi sostenuto che bisogna continuare a difendere l’Ucraina. Nel testo questa posizione viene contestata, perché considerata incompatibile con l’idea di opporsi alla guerra e, allo stesso tempo, di accettare il reclutamento forzato dei giovani ucraini.


Riarmo, Marina e industria bellica

Un altro bersaglio polemico è la decisione attribuita a Guido Crosetto di inviare la Marina Militare a pattugliare l’area del blocco degli Houthi, zona che nel pezzo viene definita estranea agli interessi italiani. Secondo questa lettura, simili mosse servirebbero più a mostrare forza e a favorire il settore militare-industriale che non a rispondere a un’esigenza reale di sicurezza.

L’argomento viene collegato alla convinzione che l’Italia stia scivolando verso un coinvolgimento bellico più ampio. A sostegno di questa tesi si cita la Palestina, descritta come una sorta di anticipazione di ciò che potrebbe accadere su scala maggiore, mentre la reazione dell’opinione pubblica italiana viene presentata come diffusa ma ancora troppo poco organizzata.

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Ucraina, Russia e nuova linea politica

Nella parte centrale del ragionamento entra anche la Russia, respingendo le definizioni di espansionismo, imperialismo e fascismo. Il testo insiste sull’idea che tali etichette servano soprattutto a preparare psicologicamente la guerra e sostiene che Vladimir Putin abbia sottratto il Paese al controllo del capitale internazionale, orientandolo verso i BRICS e un nuovo assetto globale.

Quanto al conflitto con Kiev, viene definito una risposta a pressioni già arrivate da Ovest, tra cui la questione dei territori contesi e il venir meno della neutralità ucraina. In questo quadro si richiama anche papa Francesco, preferito a chi viene descritto come esponente di un ambiente mondano e superficiale.


Pace, alleanze e prospettive future

Il testo allarga infine il discorso alle ricadute politiche interne, parlando di un Partito Democratico attraversato da tensioni tra interessi delle lobby e aspettative della sua base. Sullo sfondo ci sono le prossime scadenze elettorali, i nodi delle alleanze e della leadership, oltre alla richiesta di rilanciare un movimento sindacale unitario già espresso contro il genocidio e ora chiamato a occuparsi anche di guerra e riarmo.

In chiusura, l’idea di fondo è che la pace resti il vero asse dell’internazionalismo. Il testo collega questa impostazione alla cooperazione economica e avverte che, in caso contrario, il terreno potrebbe essere lasciato a figure come Vannacci, Salvini e altri settori della destra, mentre il costo umano della guerra ricadrebbe soprattutto sui più poveri.

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