Due bocciature in Svizzera: neutralità e cibo restano senza stretta
Il referendum del 27 settembre ha confermato l’attuale linea sulla neutralità e respinto anche il piano per aumentare la produzione alimentare nazionale.
A prevalere nella consultazione svizzera è stata la prudenza: il progetto per accrescere l’autosufficienza alimentare ha raccolto il 72,5% di voti contrari. L’iniziativa puntava a innalzare entro dieci anni la quota di approvvigionamento interno dal 46% al 70%.
Il piano prevedeva più spazio per le colture vegetali e un ricorso ridotto a fertilizzanti e pesticidi. Esecutivo e Parlamento lo avevano sconsigliato, ritenendo i tempi troppo stretti e paventando la necessità di un intervento pubblico molto incisivo sull’agricoltura.
L’agricoltura non cambia rotta
Il risultato mantiene dunque invariato l’attuale modello di produzione e di approvvigionamento. La proposta chiedeva una trasformazione profonda del settore, ma non ha ottenuto il consenso necessario nelle urne.
Nella stessa giornata, gli elettori erano chiamati a esprimersi anche sul ruolo internazionale della Confederazione. Il doppio voto ha prodotto una bocciatura netta per entrambe le iniziative sottoposte al popolo.
La neutralità resta flessibile
Il 70,2% dei votanti ha respinto il progetto che mirava a rendere più vincolante la neutralità svizzera; i favorevoli sono stati il 29,8%, mentre la partecipazione si è attestata al 47,1%. La modifica avrebbe inserito nella Costituzione una definizione permanente e armata del principio, riducendo lo spazio decisionale del governo.
La neutralità elvetica, riconosciuta sul piano internazionale e legata alle decisioni del Congresso di Vienna del 1815, continua così a essere applicata secondo l’interpretazione corrente. Berna conserva la possibilità di collaborare con altri Paesi in materia di sicurezza e di aderire a sanzioni internazionali.
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Sanzioni e alleanze nel mirino
Tra gli effetti più rilevanti della riforma ci sarebbe stato il divieto per la Svizzera di adottare autonomamente misure punitive contro Stati impegnati in un conflitto. Sarebbero rimaste consentite soltanto quelle approvate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, una previsione destinata a incidere anche sulla linea seguita dopo l’attacco russo all’Ucraina.
L’iniziativa avrebbe inoltre impedito l’ingresso in alleanze militari o difensive, salvo l’ipotesi di un’aggressione diretta al territorio nazionale. Il governo federale si era opposto proprio perché considerava quei vincoli incompatibili con la capacità di manovra della politica estera e della sicurezza.
Il Ticino vota No di misura
Il rifiuto ha prevalso in tutti i cantoni, anche se con percentuali differenti. In Ticino, territorio dove il sostegno alla proposta era più consistente rispetto al dato complessivo, i contrari hanno raggiunto il 51,7%.
Nei Grigioni il No si è attestato al 66,6%, mentre in varie altre aree della Confederazione ha oltrepassato il 70%. L’esito del 27 settembre lascia quindi senza modifiche sia la disciplina della neutralità sia l’impostazione nazionale sull’autosufficienza alimentare.
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