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Politica 3 min di lettura24 set

Disinformazione, la mossa di Burnham va oltre il web

Il premier britannico lega la propaganda ostile anche a fragilità sociali, precarietà e sfiducia nelle istituzioni, e prepara un centro nazionale per reagire alle operazioni informative straniere.

Andy Burnham sposta il problema della disinformazione fuori dallo schermo: per il premier britannico la tenuta di una società conta quanto la qualità dei suoi strumenti digitali. Se il costo della vita pesa, i giovani restano ai margini e la fiducia nelle istituzioni si assottiglia, le campagne di influenza trovano spazio più facilmente.

All’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Burnham ha presentato anche la nascita del National Centre for Information Defence. La nuova struttura, nelle sue intenzioni, dovrà individuare, attribuire e fermare le operazioni ostili condotte da potenze straniere contro il Regno Unito, con la Russia indicata come principale fonte di attenzione.


La risposta non è solo tecnologica

L’idea del premier britannico arriva dentro un dibattito già aperto a Londra su come proteggere lo spazio informativo nazionale. In un’analisi diffusa ad agosto, il Royal United Services Institute aveva chiesto un organismo stabile, capace di superare la frammentazione tra sicurezza interna, diplomazia, intelligence e regole per le piattaforme.

Per il Rusi, la contromisura si regge su due livelli distinti. Da un lato c’è la resilienza della società: scuola, competenze digitali, qualità delle notizie, fiducia nelle istituzioni e capacità di riconoscere i tentativi di manipolazione. Dall’altro c’è l’intervento diretto contro le minacce, con identificazione delle campagne, attribuzione delle responsabilità e azioni per ridurne l’impatto.

Burnham sembra puntare soprattutto su questo secondo fronte. La parola chiave scelta nel suo discorso è stata disrupt, cioè interrompere, non limitarsi a osservare o denunciare. In sostanza, l’obiettivo non sarebbe soltanto smascherare una campagna, ma riuscire a colpire la catena che la rende efficace.


Dal falso contenuto alla macchina che lo produce

Il punto, infatti, non è solo togliere di mezzo un post o un video manipolato. Il vero bersaglio è l’intero ecosistema che lo sostiene: reti di account coordinati, siti costruiti apposta, finanziamenti e infrastrutture digitali. Con l’intelligenza artificiale, questo meccanismo è diventato più economico e molto più rapido da replicare.

Per questo il nuovo centro dovrà lavorare anche oltre i confini del governo. Piattaforme, ricercatori, giornalisti, laboratori specializzati e società civile possono intercettare segnali che l’amministrazione pubblica da sola rischia di non vedere. La difficoltà sarà costruire una risposta efficace senza trasformarla in uno strumento di controllo del dibattito interno.

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Resta inoltre da chiarire quale forma assumerà il National Centre for Information Defence. Burnham ha parlato di un centre, mentre alcuni media lo hanno descritto come una nuova agenzia; non è escluso neppure che nasca dentro la macchina governativa già esistente. La scelta non sarebbe solo formale, perché da lì dipenderanno competenze, responsabilità e vigilanza parlamentare.


Il nodo dei poteri e delle piattaforme

Il rapporto con le società tecnologiche sarà un altro passaggio decisivo. Una parte dell’azione di contrasto passerà quasi certamente dalla loro collaborazione, ma proprio questo è uno dei temi più sensibili nel dibattito britannico: dove finisce la cooperazione e dove comincia l’intervento pubblico sul discorso politico.

Il Regno Unito, peraltro, ha già introdotto strumenti specifici. Con il National Security Act del 2023 è stato creato anche il reato di foreign interference, ma applicarlo nella pratica non è semplice, soprattutto quando bisogna collegare un’operazione a una potenza straniera e ricostruirne tutta la filiera.

È su questo terreno che si inserisce il progetto di Burnham: non solo nuove regole, ma una capacità statale di usare quelle già in vigore e di coordinare intelligence, polizia, governo e piattaforme. Un modello, in parte, simile a quello del National Cyber Security Centre, che ha concentrato competenze sparse nel campo della sicurezza cibernetica.

Il messaggio politico, però, va oltre la tecnologia. Se la propaganda attecchisce più facilmente dove regnano sfiducia, isolamento e precarietà, allora difendere lo spazio informativo significa anche intervenire sulle condizioni sociali che rendono più semplice la manipolazione. È su questa doppia direttrice che Burnham vuole giocare la sua partita.

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