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Politica 2 min di lettura22 set

Deficit e manovra, le opposizioni alzano il tiro contro Meloni

Dal centrosinistra arriva un fronte comune di critiche dopo il mancato rientro anticipato dalla procedura d’infrazione, con dubbi su spazi di spesa, difesa e prossime scelte del governo.

Osvaldo Napoli mette già nel mirino la prossima legge di bilancio e avverte che i segnali politici di queste ore non promettono bene per i conti pubblici. Per il dirigente di Azione, tra bollo auto, carta dedicata a te e accise sui carburanti, l’esecutivo starebbe distribuendo risorse che non ha, scaricandone poi il costo sui contribuenti.


Il sospetto su Palazzo Chigi

A sollevare un dubbio ancora più pesante sono Luigi Marattin e Riccardo Magi, che vanno oltre la semplice critica al risultato contabile. Il segretario del Partito Liberaldemocratico sostiene che il governo avrebbe avuto interesse a non scendere sotto la soglia del 3%: in quel caso, spiega, si sarebbero aperti margini per spendere di più in difesa senza incorrere nella procedura d’infrazione. Dello stesso avviso il leader di Più Europa, secondo cui a Palazzo Chigi non avrebbero motivo di essere contrari alle conseguenze di questo deficit, perché eviterebbe di assumersi responsabilità dirette sugli investimenti militari.


Critiche diffuse nel centrosinistra

Il dossier economico del governo Meloni viene contestato da tutto il fronte progressista, da Avs fino ad Azione, passando per il partito di Marattin. In questa linea si inserisce anche Cecilia Guerra, per il Pd, che parla di un danno d’immagine rilevante e di una sconfitta che pesa, chiedendo al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di spiegare che effetto avrà il 3,1% sull’uso delle clausole di flessibilità legate a energia e difesa.


Conte e Avs spingono sull’accusa politica

Giuseppe Conte lega la vicenda a una stagione fatta, a suo giudizio, di sacrifici e risultati deludenti: cita quattro anni di tagli, austerità, crescita ferma, pressione fiscale ai massimi e una spinta verso il riarmo, insieme ad accordi che descrive come dannosi per il Paese. Anche Angelo Bonelli contesta i numeri dell’Istat e ribalta lo slogan del governo sui tagli fiscali, sostenendo che gli italiani paghino di più per finanziare una maggioranza che preferisce le armi al welfare.

A rincarare la critica interviene Marco Grimaldi, che parla di salari troppo bassi, lavoro precario, 5,7 milioni di persone in povertà assoluta e 5,8 milioni costrette a rinunciare alle cure. Nel suo affondo entra anche l’ultima linea del governo sulla scuola, che lui collega agli attacchi contro i bambini nati da genitori stranieri.


Il nodo del 3,1% e la prossima manovra

Il punto che tiene insieme tutte le reazioni è la mancata uscita anticipata dalla procedura d’infrazione, obiettivo che il governo Meloni non è riuscito a centrare. Da qui la richiesta, avanzata soprattutto dal Pd, di chiarire le conseguenze del 3,1% sui margini di flessibilità e sulle scelte che verranno prese nei prossimi mesi, a partire dalla manovra e da un eventuale scostamento.

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