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Politica 4 min di lettura1 ora fa

Csm, il voto delle toghe tra correnti e candidati indipendenti

Oltre novemila magistrati scelgono i venti membri togati del Consiglio per il quadriennio 2027-2031, mentre i gruppi presentano programmi e squadre

Il rinnovo del Consiglio Superiore della Magistratura entra nella fase decisiva con una competizione che lascia spazio anche agli outsider. Domani e lunedì oltre novemila magistrati saranno chiamati a scegliere i venti componenti togati del nuovo Csm, ma la presenza di numerosi candidati indipendenti rende più difficile prevedere gli equilibri finali.

L’organo, presieduto dal capo dello Stato Sergio Mattarella, resterà in carica fino alla scadenza prevista alla fine di gennaio 2027. Il nuovo Consiglio potrà insediarsi soltanto dopo l’elezione dei dieci membri laici da parte del Parlamento.

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Un voto con quattro collegi

I seggi destinati ai magistrati sono distribuiti tra diverse funzioni: due posti spettano a esponenti della legittimità, tredici ai giudici di merito e cinque ai pubblici ministeri di merito. Le modalità di assegnazione cambiano in base al collegio e alla categoria professionale di appartenenza.

Per la Cassazione è previsto un collegio nazionale destinato a eleggere due rappresentanti. I pubblici ministeri competono invece in due collegi territoriali binominali, dai quali usciranno i due più votati e il terzo candidato con la migliore percentuale rispetto agli aventi diritto. Per i giudici di merito sono previsti quattro collegi territoriali, ciascuno con due eletti, oltre a un collegio nazionale virtuale con cinque seggi distribuiti secondo il criterio proporzionale.


Le correnti arrivano divise

Magistratura Indipendente schiera dodici candidati e lega la propria proposta a indipendenza dell’ordine giudiziario, autorevolezza istituzionale, trasparenza e riconoscimento dell’esperienza professionale. Tra i nomi indicati figurano Salvatore Casciaro per la Cassazione, Stefano Buccini e Gaetano Bono per i collegi requirenti, oltre a Ernesta Occhiuto, Giovanna Mullig, Maria Tiziana Balduini, Andrea Balba, Maria Ilaria Romano, Giancosimo Mura, Giulio Corsini, Ugo Scavuzzo e Song Damiani per le funzioni giudicanti.

Il programma del gruppo è articolato in dieci punti. Tra le proposte compaiono criteri più chiari per la scelta dei dirigenti degli uffici, una revisione delle valutazioni di professionalità e delle regole sugli incarichi extragiudiziari, oltre a strumenti digitali per rendere il Consiglio più accessibile ai magistrati.

AreaDg, la componente progressista, presenta nove toghe dopo venti assemblee e lo svolgimento delle primarie. La squadra comprende Egle Pilla per la legittimità, Eugenio Albamonte e Gianluca De Leo nei collegi requirenti, Roberto Arata, Chiara Gallo, Cristina Ornano, Giuseppe Sepe, Antonella Rimondini e Ilaria Casu nei collegi giudicanti.

Tra le linee programmatiche indicate figurano il superamento delle carriere interne, un autogoverno verificabile e trasparente, una struttura meno gerarchica e maggiori investimenti nella formazione e nelle persone. Giovanni Zaccaro ha descritto la lista come un insieme di magistrati con esperienza associativa affiancati da colleghi più giovani.

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Unicost punta su regole condivise

Unità per la Costituzione rivendica una selezione fondata su procedure rigorose e trasparenti. Per il collegio nazionale di legittimità è candidata Elisabetta Ceniccola; nei collegi dei pubblici ministeri corrono Rosalia Affinito e Giuliano Caputo.

La componente giudicante comprende Alessandra Salvadori, Valeria Ciampelli, Piero Indinnimeo, Daniela Monaco Crea e Filippo Di Todaro. Michele Ciambellini, presidente di Unicost, ha presentato le candidature come il risultato di un percorso comune e ha sostenuto che il Csm debba restare “la casa di tutti i magistrati”, senza lasciarsi guidare da logiche di appartenenza.

Anche Magistratura Democratica partecipa alla competizione, insieme ai magistrati che si riconoscono nel progetto di Autogoverno diffuso. La lista indica Giovanni Nardecchia per la legittimità, Angelo Mambriani, Pier Paolo Lanni, Glauco Zaccardi, Monica Amirante e Daniele Cappuccio per la magistratura giudicante, mentre Fabio Regolo e Roberta Amadeo sono candidati per le funzioni requirenti.


Il peso degli indipendenti

Accanto alle liste delle correnti si presentano candidati indipendenti, la cui presenza può incidere sulla distribuzione dei seggi e rende prematuri i pronostici. Il nome che ha attirato maggiore attenzione durante la campagna è quello di Cosimo Ferri, già segretario di Magistratura Indipendente ed ex sottosegretario alla Giustizia.

Il confronto elettorale arriva a sette mesi dalla bocciatura della riforma della giustizia, respinta con oltre il 53% dei voti contrari. Quel progetto avrebbe modificato radicalmente il funzionamento del Csm, prevedendone la divisione in due organi e l’ingresso a Palazzo Bachelet di magistrati scelti tramite sorteggio.

Le correnti hanno preparato la sfida attraverso incontri negli uffici giudiziari, assemblee territoriali e iniziative sui social. Ora saranno le preferenze espresse dai magistrati, insieme al particolare sistema dei collegi, a stabilire la composizione del Consiglio per il quadriennio 2027-2031.

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