Crosetto accusa i social: così la «guerra ibrida» arriva in Italia
Il ministro della Difesa collega le proteste di Milano a un’azione condotta online e denuncia l’assenza di una risposta adeguata dell’Occidente.
Le manifestazioni di Milano e di altre città italiane, secondo Guido Crosetto, non possono essere lette soltanto come episodi di disagio giovanile. Il ministro della Difesa le ha inserite in un quadro più ampio, indicando nei social uno degli strumenti attraverso cui verrebbe condotta una «guerra ibrida» contro le società occidentali.
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Il ruolo decisivo delle piattaforme
Intervenendo al forum sugli approvvigionamenti della difesa in corso a Roma, Crosetto ha sostenuto che TikTok, YouTube e gli altri social network vengono utilizzati per influenzare comportamenti e orientamenti. A suo giudizio, l’Occidente non avrebbe ancora compreso pienamente la portata di questo fenomeno né adottato una reazione efficace.
Il ministro ha distinto questi eventi da quelli di altre epoche, descrivendoli come il risultato di strumenti non convenzionali capaci di agire soprattutto sul piano culturale. La sua tesi è che il conflitto non si sviluppi soltanto sul terreno militare o politico, ma anche attraverso i contenuti diffusi quotidianamente in rete.
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Crosetto: «Una controeducazione»
Nel suo intervento, Crosetto ha citato un dato riferito alla partecipazione e al consenso tra i giovani: tre ragazzi su dieci avrebbero preso parte alle manifestazioni, mentre sei su dieci le avrebbero condivise. Per il ministro, numeri di questo tipo non possono essere ricondotti automaticamente alle categorie dei «maranza» o degli italiani di seconda generazione.
La spiegazione proposta è l’esistenza di una «controeducazione» maturata al di fuori della famiglia e della scuola. Secondo Crosetto, questa influenza avrebbe trasmesso valori, aspirazioni, una determinata lettura del mondo e nuovi punti di riferimento, in contrasto con la società attuale e con le regole della democrazia.
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