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Politica 3 min di lettura1 ora fa

Conti pubblici, Bruxelles frena Meloni: il margine già disponibile

La presidente del Consiglio chiede di rivedere l’applicazione delle regole di spesa alla luce di energia e inflazione, ma la Commissione ricorda la clausola già attivabile

Bruxelles sembra voler contenere le aspettative di Roma sulla flessibilità dei conti pubblici. Mentre Giorgia Meloni sollecita un nuovo confronto sull’impatto di energia e inflazione, la Commissione europea ricorda che agli Stati membri è già stato riconosciuto uno spazio di manovra aggiuntivo.


Bruxelles indica la flessibilità già concessa

Durante il briefing con la stampa, la portavoce capo della Commissione europea Paula Pinho ha sostenuto che l’Unione abbia già adottato misure per ampliare i margini nazionali. «In realtà, abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri», ha affermato rispondendo alle domande dei giornalisti a Bruxelles.

Balazs Ujvari, portavoce per l’Economia, ha spiegato che la clausola di salvaguardia inizialmente pensata per la difesa è stata estesa anche agli interventi contro la crisi energetica. Il meccanismo consente di superare il percorso concordato per la spesa netta fino allo 0,6% del Pil tra febbraio 2026 e la fine del 2028, a condizione che siano completati gli adempimenti previsti.


Meloni chiede un confronto immediato

Nella parte conclusiva della sua missiva, la presidente del Consiglio ha definito il tema non più rinviabile e ne ha chiesto l’inserimento nell’agenda della prossima riunione dell’Ecofin, in programma venerdì a Lussemburgo. «Ritengo che si tratti di una questione urgente», ha scritto Meloni, dichiarandosi disponibile, insieme al proprio staff, a lavorare con la Commissione sulle modalità di una risposta comune.

La lettera, indirizzata a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, apre formalmente un negoziato destinato a confrontarsi con i vincoli della nuova governance economica. Roma chiede che i prossimi Documenti programmatici di bilancio tengano conto delle circostanze straordinarie quando sarà verificato il rispetto del limite alla spesa.


Energia e prezzi cambiano i conti

Secondo Meloni, l’aggravarsi della crisi in Medio Oriente ha mantenuto sotto pressione i mercati energetici proprio mentre l’anno entra nell’ultimo trimestre. Nel testo viene indicato che il petrolio greggio, calcolato in euro, costa quasi l’80% in più rispetto all’inizio dell’anno, mentre il gas naturale registra un incremento del 156%.

La presidente del Consiglio ritiene che le entrate aggiuntive possano essere utilizzate almeno in parte per attenuare temporaneamente e in modo mirato il rincaro dell’energia. Le regole europee, tuttavia, classificano gli interventi di sostegno come variazioni discrezionali delle entrate, una caratteristica pensata per salvaguardare la solidità dei bilanci nel medio periodo.

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L’inflazione pesa sulla spesa pubblica

Il nodo sollevato da Meloni riguarda anche il limite nominale fissato per l’aumento della spesa netta nel 2027. Se i prezzi crescessero molto più delle previsioni utilizzate per costruire il piano, secondo il governo italiano il tetto potrebbe non riflettere pienamente l’incremento dei costi, determinato in parte da fattori di mercato non controllabili dall’esecutivo.

A risentirne sarebbero soprattutto le pensioni, collegate ai prezzi al consumo con un differimento temporale. La quota di spesa italiana direttamente esposta a un’inflazione superiore alle stime del piano viene indicata nel 20,4% del Pil; altre voci che potrebbero essere condizionate dai prezzi già nel 2027 valgono invece il 12% del Pil.

Meloni riconosce che modificare regole introdotte di recente comporta rischi e ribadisce l’obiettivo comune della sostenibilità del debito. Nella lettera richiama anche gli obblighi dell’Italia legati alla procedura per disavanzi eccessivi e la necessità di rispettare il percorso correttivo della spesa netta.


La richiesta italiana è già all’esame

La Commissione ha confermato che l’Italia ha presentato circa due settimane fa una domanda per attivare la clausola di salvaguardia relativa all’energia. Ujvari ha precisato che finora sono due gli Stati membri che hanno manifestato l’intenzione di ricorrere a questo strumento e che la richiesta italiana è ancora sottoposta alla valutazione dell’esecutivo europeo.

La posizione di Roma dovrà quindi misurarsi sia con la richiesta di considerare l’inflazione nei futuri controlli, sia con il margine già previsto dalle norme comunitarie. Il confronto politico e tecnico proseguirà all’Ecofin, dove i ministri delle Finanze saranno chiamati a esaminare la questione.

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