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Politica 4 min di lettura2 ott

Centrosinistra, il nodo Ucraina può far saltare il tavolo

Pd, M5S e Avs preparano il confronto sul programma, ma leadership, primarie, armi a Kiev e legge elettorale dividono ancora gli alleati

Il confronto tra le forze di centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 2027 si avvicina, ma il terreno comune è ancora da costruire. A rendere più complesso il percorso sono soprattutto la posizione sull’Ucraina, il metodo per scegliere il candidato alla guida della coalizione e il possibile ingresso delle forze centriste.


L’Ucraina resta la frattura più profonda

Il sostegno a Kiev sarà uno dei temi più delicati del futuro tavolo programmatico. Goffredo Bettini ha ipotizzato un appoggio all’Ucraina attraverso armi difensive, purché inserito in un percorso concreto di tregua e negoziato, con l’obiettivo di proteggere la parte del Paese ancora libera durante le trattative.

Giuseppe Conte, però, non considera questa proposta sufficiente per segnare un cambio di linea. Il leader del M5S ha sostenuto che una vera svolta diplomatica non possa coincidere con la prosecuzione dell’invio di armi secondo le modalità adottate finora. Nel Partito democratico, l’area riformista resta invece ferma sul sostegno a Kiev e considera questo punto una linea invalicabile: la posizione dovrebbe essere ribadita anche nella Direzione.


Conte rilancia il nome alternativo

La discussione sulla leadership rischia di intrecciarsi con quella sui contenuti. Intervenendo alla presentazione di un libro insieme a Nicola Fratoianni, Conte ha ricordato di avere proposto fin dall’inizio la ricerca di una figura progressista, competitiva e diversa dai leader dei partiti. «Avevo dato la disponibilità a valutare un nome terzo, ma la proposta è stata rifiutata», ha affermato, indicando nelle primarie lo sbocco rimasto sul tavolo.

Avs guarda con diffidenza proprio a questa soluzione, mentre il vertice del Pd continua a indicare due possibilità: affidare la candidatura al capo della formazione più votata oppure ricorrere alle primarie. Nel partito, intanto, si discute anche dell’eventualità di una consultazione a doppio turno e di possibili candidature, tra cui quella di Giorgio Gori. Filippo Sensi ha lasciato intendere che la priorità dei riformisti sarà conquistare la competizione interna.


Il Pd prepara la sua piattaforma

La Direzione del Partito democratico è convocata oggi alle 11 e servirà a fare il punto sul lavoro svolto negli ultimi mesi. Al centro ci sono i dossier elaborati dopo la campagna di ascolto organizzata in diverse città italiane, con incontri dedicati a occupazione, istruzione, sanità e sicurezza.

Il passaggio successivo sarà l’assemblea nazionale dem, fissata per domenica 18 ottobre alla Nuvola dell’Eur, a Roma. Nella stessa giornata Avs presenterà nella capitale le proprie priorità programmatiche. Dopo questi appuntamenti, il tavolo comune potrebbe finalmente essere convocato: il M5S assicura di essere pronto da tempo, mentre Fratoianni ha ribadito che Avs è disponibile al confronto.

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Perimetro largo, ma ancora incerto

La segreteria del Pd, riunita mercoledì con Elly Schlein, ha affrontato anche la composizione del tavolo. L’intenzione dei dem è coinvolgere Pd, M5S e Avs insieme alle forze moderate e centriste. Fratoianni sostiene invece che il confine della coalizione debba essere determinato dalle priorità condivise e dalla volontà di costruire un’alternativa al governo di Giorgia Meloni.

Conte ha accolto con ironia l’ipotesi di un confronto allargato ai centristi, osservando che al tavolo sarebbero presenti soprattutto i rappresentanti del Movimento 5 Stelle. Più seriamente, il tema resta aperto: Andrea Orlando ha detto che al centro politico va lasciato lo spazio per organizzarsi, ma ha anche avvertito che l’attesa non può prolungarsi senza limite.


La legge elettorale cambia le regole

Un elemento decisivo per capire chi potrà partecipare alla coalizione sarà la riforma elettorale. Al Nazareno si sottolinea che, qualora il progetto del centrodestra venisse approvato, sarebbe necessario indicare il candidato alla presidenza del Consiglio e stabilire il metodo per sceglierlo.

La stessa riforma potrebbe imporre alle forze non rappresentate in Parlamento una raccolta molto ampia di firme: circa 6.000 per collegio, per un totale vicino alle 300.000 sottoscrizioni. Casa Riformista di Matteo Renzi sarebbe esentata grazie alla presenza di gruppi parlamentari, mentre Più Europa con Riccardo Magi, Progetto Civico di Alessandro Onorato e le esperienze legate a Ernesto Ruffini e Vincenzo Spadafora potrebbero attendere il pronunciamento della Corte costituzionale sui ricorsi annunciati.

Un’alternativa sarebbe presentarsi in una lista unica con Casa Riformista, ma al momento non esiste un’intesa politica in questa direzione. Prima ancora di definire il programma, dunque, il centrosinistra dovrà trovare un equilibrio tra posizioni molto diverse e decidere quanto ampio potrà essere il suo perimetro.

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