Pd, la tregua dura 80 minuti: il voto spacca i riformisti
La componente riformista non sostiene né boccia la linea della segretaria e chiede che i dubbi su regole e alleanze restino agli atti.
La calma interna al Pd si interrompe quando arriva il momento decisivo: il voto in direzione. Dopo circa 80 minuti di confronto, i riformisti scelgono di non schierarsi né contro la segretaria né a favore della sua linea, evitando così che il Nazareno possa parlare di consenso unanime.
A rendere ufficiale la presa di distanza è Sandra Zampa. La senatrice chiede infatti che la posizione venga inserita nel verbale, trasformando quello che potrebbe sembrare un passaggio procedurale in un segnale politico preciso.
La tregua si ferma al voto
La frattura non si manifesta con un voto contrario, ma con la decisione di non partecipare a un’approvazione che avrebbe potuto essere letta come pieno sostegno alla segretaria. La scelta dei riformisti evidenzia quindi l’assenza di una convergenza completa all’interno della direzione.
Il nodo riguarda soprattutto le regole e il tema delle alleanze. Su entrambi i fronti, la componente chiede chiarimenti prima di poter condividere la linea emersa nel corso della riunione.
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Guerini e Gori rilanciano i dubbi
Lorenzo Guerini riconosce il cambio di tono registrato durante l’incontro, ma considera ancora insufficienti i passi compiuti. «Apprezzato lo scatto d’orgoglio, ma ancora non va», osserva, riassumendo una posizione che resta critica pur senza trasformarsi in una sfida aperta alla segretaria.
Anche Giorgio Gori mantiene alta l’attenzione sulle modalità della consultazione interna. Il dirigente insiste sulla necessità del doppio turno ai gazebo, una richiesta che si inserisce nel confronto sulle regole e che i riformisti vogliono vedere chiarita prima di aderire alla linea della maggioranza.
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